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Progetto Universitari per Lapaco

 

 

 

Esistono oggi in Rwanda una ventina di istituti universitari : 6 istituzioni pubbliche e 14 istituzioni private, di cui la maggior parte nate dopo il 1994. Prima di quella data c’era una sola università pubblica, l’Università Nazionale del Rwanda, e due Istituti Superiori di Agronomia e Finanze che contavano meno di 5000 studenti e 5 istituzioni private. Nel corso degli ultimi dieci anni il numero degli studenti iscritti all’Università è cresciuto costantemente.

L’associazione Progetto Rwanda Onlus sostiene una trentina di studenti universitari, la maggior parte dei quali frequenta l’Università di Kigali e di Kibungo, due dei più importanti atenei rwandesi.
 
 
 
 
L’Università Libera di Kigali è un polo di eccellenza nel cuore dell’Africa con un insegnamento di alta qualità. Il suo obiettivo principale è quello di formare i giovani per farli diventare attori diretti dello sviluppo del proprio Paese attraverso una costante lavoro di ricerca nel campo delle scienze e delle tecnologie.
 

 

Anche l’Università di Kibungo è un polo di eccellenza che si distingue per la qualità degli insegnanti, la ricerca e i servizi comunitari, l’utilizzo delle nuove tecnologie della comunicazione e dell’informazione. E’ particolarmente attenta alla promozione dell’uguaglianza di genere, alla lotta contro la povertà e la protezione dell’ambiente.  A partire da quest’anno grazie ad un’azione-ponte di LAPACO che si è adoperato nel cercare il punto di contatto tra le associazioni che richiedono fondi per sostenere gli studenti e la volontà di imprenditori di impegnarsi a favore i giovani svantaggiati si è dato vita al « Progetto Universitari », un progetto finanziato dal Dr. Raffaele Berardi e gestito dall’Associazione Progetto Rwandache offre a 5 giovani rwandesi, 4 ragazzi e 1 ragazza, l’opportunità di frequentare l’Università grazie ad una donazione liberale per le spese di iscrizione e il successivo sostegno economico. Quattro di loro sono iscritti all’Università di Kigali e studiano nelle Facoltà di Gestione e Amministrazione, Scienze Politiche, Turismo e Management, Management. L’ultimo studia all’Università di Kibungo, Facoltà di sviluppo rurale.

Progetto Rwanda e LAPACO vi terranno informati sull’andamento del progetto

 

 

 

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Rwanda

Parti in Conflitto: popolazione Hutu, e minoranza Tutsi, Guardia Nazionale Ruandese (RGA) e Fronte Patriottico Ruandese (RPF).

Vittime di Guerra: Dal 6 aprile al 19 luglio 1994 furono massacrate a colpi di armi da fuoco, machete e bastoni chiodati, circa 1.100.000 ruandesi ad opera dei due principali gruppi paramilitari Hutu Interahamwe e Impuzamugambi. Le vittime (uomini, donne e bambini) appartenevano, in massima parte, all’etnia Tutsi, tuttavia, anche una parte di Hutu moderati, principalmente personaggi politici, fu vittima dei massacri. Il genocidio di massa determinò, inoltre, un esodo di massa di circa 2 milioni di ruandesi - 25% della popolazione totale - che trovarono rifugio nei paesi confinanti al Ruanda[1].

Origini del Conflitto
Il Ruanda, abitato da circa 7,5 milioni di abitanti, era originariamente suddiviso in tre gruppi sociali differenti: i Twa, i Tutsi e gli Hutu. I Twa (1%), considerati gli abitanti originari del Ruanda, sono un popolo pigmeo composto prevalentemente da cacciatori ed artigiani. I Tutsi (14%) o meglio conosciuti con il nome di Watussi arrivarono, invece, in Ruanda dall’Uganda e dall’Etiopia tra il XV e il XVII secolo. Dopo aver sconfitto progressivamente i vari re dei piccoli stati Hutu allora esistenti, i Tutsi diedero origine ad un regno solido e gerarchizzato, composto prevalentemente da pastori e allevatori. La maggior parte della popolazione ruandese, è invece, rappresentata dagli Hutu (85%)[2], i quali dediti prevalentemente all’agricoltura, arrivarono in Ruanda dal Ciad e dall'Africa australe tra il VII e l’VIII secolo. I Tutsi, in qualità di allevatori, pastori e proprietari di molte terre per il pascolo, acquistarono molto presto un grande potere economico in Ruanda e questo favorì la nascita di un sistema socio-politico ruandese di tipo piramidale alla base del quale c’erano gli Hutu che lavoravano per conto e/o al servizio del re e dei vari clan Tutsi in qualità di servi o di schiavi.
Il Regno del Ruanda rimase indipendente fino al Congresso di Berlino del 1985[3], anno in cui i colonizzatori europei, decisero di conquistare i territori africani e di colonizzarne i suoi popoli.
Il Ruanda fu spartito tra le potenze coloniali e cadde sotto l’influenza prima della Germania imperiale (1899-1916) e poi sotto quella Belga (1919-al 1962). La Germania si ritirò dal Ruanda nel 1916 senza aver apportato nessun cambiamento sostanziale alla struttura socio-politica del paese, invece l’arrivo dei coloni belgi, nel 1919, determinò l’unificazione del paese e la costruzione di un regime monarchico di tipo feudale nel quale gli Hutu e i Twa furono sottomessi al potere dei Tutsi. Quest’ultimi furono integrati nell'amministrazione coloniale, come uomini di fiducia dei colonizzatori. Fin dagli inizi degli anni ‘50, le autorità coloniali belghe, proseguirono la politica dei privilegi sistematici nei confronti della popolazione Tutsi: il concetto di razza cominciò a diffondersi come attributo dei gruppi etnici che abitavano il Ruanda attraverso la creazione, a metà degli anni trenta della c.d.“la Carta di identità etnica” nella quale fu specificata l’appartenenza etnica, hutu, tutsi o twa di tutti i ruandesi[4]. Di conseguenza le diverse identità etniche furono istituzionalizzate favorendo la creazione di un sistema di ghettizzazione degli Hutu e Twa a favore della superiorità dei Tutsi[5].
In questo contesto di forte discriminazione sociale e politica, tra il 1959-62, un gruppo di intellettuali Hutu, cominciò ad organizzarsi per modificare le cose: il Parmehutu - il partito per l'affermazione degli Hutu (MDR)- pubblicò il Manifesto degli Bahutu, nel quale si denunciava il monopolio razzista del potere dei Tutsi e si affermava l’idea di una nuova rivoluzione sociale basata sulla superiorità razziale degli Hutu. Tale Rivoluzione sociale condusse da una parte il Belgio, sotto la pressione dell’Onu, ad adoperarsi per dei cambiamenti sociali nel paese, come per esempio, la decisione di concedere ad alcuni esponenti Hutu di accedere a qualche posto di responsabilità in seno al Consiglio del Governo (1956)[6]; dall’altra alimentò, di conseguenza l’opposizione di molti Tutsi radicali che vedevano in questo processo una lenta riduzione dei loro privilegi e del loro monopolio politico, etnico ed economico.
La rivoluzione sociale ad opera dal partito Parmehutu, insieme alla nascita di nuovi partiti politici[7] favorirono il processo verso l’indipendenza del Ruanda. Nel 1960 si ebbero le prime elezioni locali con la vittoria della maggioranza del partito Hutu e in seguito, nell’ottobre dello stesso anno, fu varato un governo provvisorio che aveva per la prima volta nella storia del Ruanda un rappresentante Hutu.
Il 28 Gennaio 1961 a Gitarama, si proclamò la Repubblica, che fu poi legittimata definitivamente da un referendum voluto e patrocinato dall’Onu nel 1961 (25 settembre). Un anno dopo, (1 luglio 1962) fu abolita la monarchia e proclamata la Repubblica Ruandese, mettendo fine, a decenni di colonialismo. Il primo presidente fu Gregoire Kayibanda rappresentante del Parmehutu, il quale instaurò, sin da subito, un regime dittatoriale e razzista nei confronti dei Tutsi. Il vecchio re Tutsi non accettò, infatti, la nuova organizzazione repubblicana-rappresentativa e decise di andarsene insieme a molti altri Tutsi che preferirono fuggire all’estero (Burundi, Uganda, Congo, alcuni arrivarono anche in Europa e nelle Americhe)[8] piuttosto che restare in un paese amministrato dagli Hutu. La tensione tra la popolazione Hutu e Tutsi in Ruanda continuò ad aumentare nel corso del tempo causando continui conflitti interni e la dispersione dei rifugiati nei paesi vicini.
Nel 1973 (5 luglio), un colpo di stato eseguito dai militari guidati dal generale Juvenal Habyariamana[9], diede origine alla Seconda Repubblica Ruandese. Egli governerà per ventun anni, fino alla sua morte, avvenuta nel 1994 in un incidente aereo che segnerà l’inizio del genocidio ruandese.

Genociodo del Ruanda (1994)
Nel giugno 1990 con la mediazione dell’Organizzazione dell’Unità Africana (OUA) e l’Alto Commissariato dei Rifugiati dell’Unità Africana (ACNUR), il Ruanda e l’Uganda conclusero di comune accordo la lunga trattativa relativa ai rifugiati ruandesi in Uganda: ai rifugiati Tutsi fu data la possibilità di decidere, una volta rientrati in Ruanda, se rimanere nel loro paese di origine, se essere neutralizzati nel paese ospite oppure se rimare all’estero come cittadini ruandesi a tutti gli effetti.
Tuttavia quest’accordo non fu utile alla soluzione dei conflitti interni, infatti, il mese successivo (1 ottobre) il Fronte Patriottico Ruandese (FPR) - organo armato dei rifugiati Tutsi in Uganda e guidato da Paul Kagame – invase il Ruanda con circa 7,000 soldati provenienti dal confine ugandese[10].
Gli scontri armati durarono per tre settimane fin quando l’esercito del governo ruandese riuscì a respingere i militanti dell’RPF oltre il confine ugandese. Nonostante la breve tregua, i contrasti etnici e politici tra i due paesi continuarono giustificati dall’aumento reciproco degli armamenti e della spesa militare governativa.
Tale emergente situazione rese necessario un maggiore coinvolgimento delle Nazioni Unite in Ruanda al fine di favorire una soluzione pacifica dei conflitti interni. Tuttavia il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, solo nel giugno 1993, decise di inviare la Missione di Osservazione in Uganda - Rwanda (UNOMOR). La missione aveva l’obiettivo di limitare l’insorgere di conflitti di confine tra i due paesi e di controllare che non ci fosse scambio di armi e di munizioni militari attraverso i confini.
Nell’Agosto 1993, le tensioni interne al Ruanda tra gli Hutu e la minoranza Tutsi sembrarono migliorare, poiché l’organizzazione per l’Unione Africana (OUA) riuscì a mediare la firma dell’accordo di Pace (Pace di Arusha), tra il governo ruandese di Habyariamana e l’opposizione rappresentata del Fronte Patriottico Ruandese (RFP). Entrambi i fronti avevano acconsentito a deporre le armi ed a rispettare gli Accordi di Arusha, creando un governo temporaneo di unità nazionale. Per garantire il rispetto degli accordi e del cessate il fuoco, le Nazioni Unite decisero, il 5 ottobre 1993, di varare la Missione di peace-keeping per il Rwanda (United Nations Assistance Mission for Ruanda - UNAMIR) che aveva il mandato di garantire la sicurezza della capitale Kigali e di tutto il paese durante il governo di transizione, di indire nuove e democratiche elezioni, di favorire la smilitarizzazione delle fazioni, effettuare lo sminamento del paese e coordinare gli aiuti internazionali.
La pace interna durò molto poco e presto la situazione politica interna al Ruanda precipitò: l'insediamento del nuovo presidente Juvénal Habyarimana, (5 gennaio 1994) provocò l’inizio di una violenta disputa tra i partiti politici sulla composizione del governo e di conseguenza il perseguimento della pace fu sovvertito dagli stessi partiti politici che parteciparono alla firma dell’accordo di Arusha. La sicurezza interna del paese peggiorò anche perché l’attività dell’Unamir risultò sin dall’inizio insufficiente e l’Onu riscontrò diversi problemi nella realizzazione degli obiettivi della missione a causa di regole di ingaggio non chiare. La presenza delle Nazioni Unite sul campo, infatti, non limitò le continue violazioni dei diritti umani nei confronti della popolazione runadese: l’uccisione e il massacro di alcuni esponenti Hutu, per mano dei militari Tusti, continuarono incessantemente. Questa situazione di confusione organizzativa e incertezza politica, permise agli estremisti Hutu di organizzare, facilmente, una campagna di sterminio della minoranza Tutsi e degli stessi Hutu moderati.
Il 6 aprile 1994, l'aereo che trasportava il presidente del Ruanda Juvénal Habyarimana e quello del Burundi Cyprien Ntaryamira fu abbattuto[11]. Questa fu la scintilla che fece esplodere il conflitto civile nel paese. Le truppe regolari del Fronte Armato Ruandese sotto il comando dei generali Hutu, diedero inizio all’uccisione sistematica sia di tutti i Tutsi presenti nel paese sia di gran parte dei moderati Hutu. Per 100 giorni si susseguirono massacri e barbarie di ogni tipo, uomini donne e bambini furono trucidati dagli estremisti Hutu sotto gli occhi indifferenti della comunità internazionale. Quest’ultima impegnata a discutere se quello che stava accadendo in Ruanda fosse un “genocidio” o un semplice “scontro tribale tra selvaggi”, abbondò il paese al suo destino di morte. Solo il Generale Romeo Dallaire, comandante della missione di pace dell’Onu, rimase sul campo con pochi uomini nella vana speranza di ricevere aiuti internazionali.
Il genocidio si concluse nel luglio 1994, quando Paul Kagame, rappresentante dell'FPR - composto in prevalenza da esiliati Tutsi - prese il potere in Ruanda. La situazione umanitaria interna si aggravò ulteriormente nei mesi successivi, poiché si verificò uno spaventoso esodo di massa degli Hutu, terrorizzati dalla sanguinosa vendetta operata nei loro confronti: circa 2 milioni di profughi fuggirono verso il Congo, la Tanzania e il Burundi, tra loro si nascondevano anche i miliziani Interhamwe e molti dei colpevoli dei massacri.

Coinvolgimento Internazionale
La Missione delle Nazioni Unite (Unamir) - istituita il 5 ottobre 1993 con la risoluzione n. 872 del Consiglio di Sicurezza - rimase sul territorio ruandese fino al marzo 1996, tuttavia è stata considerata il più grande fallimento delle Nazioni Unite, in quanto non riuscì ad evitare il compimento del genocidio. La missione, il cui mandato era vago - soprattutto per quanto riguarda la difesa dei civili - avrebbe dovuto portare il Ruanda alla pacificazione completa e all’organizzazione nel paese di libere elezioni[12]. Con l’inizio del genocidio la situazione in Ruanda diventò pericolosa per gli stessi Caschi Blu dell’Onu, i quali infatti, non avendo poteri coercitivi in grado di porre fine ai massacri, si occuparono principalmente di far evacuare e mettere in salvo i membri della comunità internazionale. All’inizio del genocidio, infatti, il Consiglio di Sicurezza decise di ritirare il grosso del contingente ONU e solo il generale Roméo Dallaire, con un atto di insubordinazione verso il Consiglio di Sicurezza, si rifiutò di abbandonare il paese, nella speranza di poter ancora evitare il genocidio. Egli rimase nel paese con un contingente di soli 270 militari canadesi supportati da poco più di 456 militari ghanesi e tunisini che decisero di rimanere sul campo come volontari[13]. Con un contingente ridotto all'osso Dallaire continuò a comandare le proprie truppe salvando migliaia di cittadini Tutsi e cercando di convincere l’Onu e la comunità internazionale ad intervenire per impedire il massacro. Quando poi il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite approvò una risoluzione che stabiliva l'invio di 5.500 militari nel paese, la Francia, la Gran Bretagna e il Belgio accettarono di inviare le proprie truppe nel paese solo quando l'ondata di violenza fosse cessata[14].
Solo alla fine di Giugno (22 giugno), infatti, le loro truppe arrivarono in Ruanda attraverso la c.d “operazione turquoise. L’operazione che era stata autorizzata dall’Onu, aveva, ufficialmente, l’obiettivo di intervenire sul campo per proteggere i civili ruandesi, tuttavia si trasformò in un operazione militare europea finalizzata alla salvaguardia ed evacuazione dei civili e militari europei presenti sul campo ruandese[15].
L'8 novembre 1994, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, con risoluzione 955, decise in merito alla creazione di un tribunale speciale per giudicare i responsabili del genocidio ruandese e di altre gravi forme di violazioni dei diritti umani commessi sul territorio ruandese dal 1 gennaio al 31 gennaio 1994: Il Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda (ICTR - International Criminal Tribunal for Rwanda). con sede ad Arusha, in Tanzania.
Situazione Attuale
Dopo un lungo periodo di transizione (9 anni) solo nel 2003, ci sono state nel Ruanda le prime elezioni che hanno confermato Kagame presidente con il 95% dei voti.
Il Ruanda è oggi una repubblica presidenziale, che si pone l’obiettivo, almeno formalmente, di costruire un sistema politico multipartitico[16]. Tuttavia, non esiste ancora all’interno del paese un’opposizione politica, forte e unita, al partito del presidente Paul Kagame (FRP), che continua a rappresentare la minoranza Tutsi[17]. Quest’ultimo è stato confermato al potere anche nelle ultime elezioni legislative (settembre 2008) con il 79% dei voti. Il governo attuale è impegnato nel rispetto degli Accordi di Pace di Arusha, (4 agosto 1993) i quali riconoscono l’unità del popolo ruandese, rifiutano la discriminazione basata sull’etnia, e promuovono il rientro dei profughi ruandesi in patria[18].
Tuttavia, in vista delle prossime elezioni presidenziali, previste per il 9 agosto 2010, il clima politico runadese sembra essere attualmente molto teso. Il 3 febbraio 2010, infatti, la futura avversaria politica del presidente Kagame, Victoire Ingabire, leader del partito "Forces démocratiques unifiées" (FDU), ha denunciato di essere stata vittima insieme al suo assistente, Joseph Tawangundi, di una aggressione in un edificio governativo nella capitale Kigali mentre ritiravano i documenti necessari per la registrazione del partito. Gli aggressori hanno prima rubato il passaporto ad Ingabire e poi hanno duramente picchiato Ntawangundi. Tre giorni dopo, la stampa internazionale informava che Tawangundi era stato arrestato con l’accusa, da parte di un tribunale locale- tribunale "gacaca" - di essere coinvolto nel genocidio del 1994[19].
A rendere più allarmante la situazione in Ruanda, sono state, inoltre, l’esplosione quasi simultanea, di due bombe a Kigali, (4 marzo 2010), considerata negli ultimi anni una delle capitali africane più sicure. La prima nel quartiere di Kimironko, nei pressi della stazione ferroviaria che ha provocato il ferimento di 12 persone, la seconda a Kinamba, uno dei luoghi simbolo del paese per il memoriale del genocidio. In questo caso l'esplosione ha coinvolto 4 passanti e per fortuna non ci sono stati morti[20].
Inoltre il 15 maggio 2010 un portavoce della polizia alla radio pubblica “Radio Ruanda” ha annunciato l’esplosione di altre due granate a Kigali, nel quartiere commerciale della capitale e presso la stazione degli autobus, che hanno provocato 28 feriti e la morte di una persona.

Cronologia Essenziale degli Eventi:
1962 (luglio): il Ruanda diventa indipendente e il primo Presidente fu Gregoire Kayibanda rappresentate del partito Hutu Parmehutu
1973(luglio): nascita della seconda Repubblica Ruandese attraverso il colpo di stato militare ad opera del generale Juvenal Habyarimana, leader del partito MDR.
1990 (giugno): attacco del RFP all’interno del Ruanda
1993 (giugno): il Consiglio di Sicurezza dell’Onu inviò in Ruanda la Missione di Osservazione in Uganda – Rwanda (UNOMOR
1993 (Agosto): firma della Pace di Arusha tra il governo ruandese di Hybyalimana e l’opposizione ruandese rappresentata del Fronte Patriottico Ruandese (RFP)
1993 (ottobre): invio della Missione di peace-keeping per il Rwanda (United Nations Assistance Mission for Ruanda - UNAMIR).
1994 (gennaio):insediamento del nuovo presidente Juvénal Habyarimana
1994 (aprile): l'aereo che trasporta il presidente del Ruanda Juvénal Habyarimana e quello del Burundi Cyprien Ntaryamira è abbattuto
1994 (6-19 aprile): le truppe regolari del Fronte Armato Ruandese, sotto il comando dei generali Hutu, danno inizio al genocidio e massacro di un milione di Tutsi e gran parte dei moderati Hutu
1994 (luglio): Paul Kagame, rappresentante dell'FPR (Fronte Patriottico Ruandese) dei Tutsi prese il potere e nei mesi successivi si verificò uno spaventoso esodo di massa degli Hutu
1994 (novembre): creazione del Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda il (TPIR) con sede ad Arusha, in Tanzania.
1996 (marzo): l’Unamir abbandona il campo Ruandese
2003 prime elezioni in Ruanda che hanno confermato Kagame presidente con il 95% dei voti
2008 (settembre): Kagame è confermato presidente del Rwanda
2010 (agosto): alle elezioni presidenziali del 9 agosto Kagame ottiene il 90% dei voti.
2011(giugno): Pauline Nyramasuhuko, ministro delle Politiche femminili nel 1994, è condannata all'ergastolo dal Tribunale Internazionale per il Ruanda per aver ordinato i massacri e gli strupi nel distretto di Butare.
2012(gennaio):le conclusioni del rapporto elaborato dai giudici Trévidic e Poux rivelano che l'attentato che costo la vita al presidente Habyarimana- il 6 Aprile del 1994- fu pepretato da un gruppo estrimistista appartenente alla sua comunità etnica.Il 20 Dicembre il Tribunale dell'Onu per i crimini attuati nel Paese africano nel 1994 ha emesso una condanna, 35 anni di carcere, per genocidio al politico- di etnia hutu-Augustin Ngirabatware.
2013 (Settembre): Il movimento politico del presidente Kagame, Fronte patriottico,ha vinto le elezioni legislative con il 76% dei voti.
Sitografia
http://www.amnesty.it
www.progettoruanda.it
Approfondimenti
J. D. Fage, Storia dell’Africa, Società Editrice Internazionale, Torino, 2005
E. di Nolfo, Storia delle Relazioni Internazionali, 1918-1999, Editrice Laterza, 2006
A. Marchesi, Diritti Umani e Nazioni Unite, diritti obblighi e garanzie, Franco Angeli, 2007

[1] The United Nations, The United Nation and Rwanda, 1993-1996, Blue Books Series, Volume X, Departement of Public Information United Nation, New York, 1996, p. 4
[2] Ibidem, p. 7
[3] Tra il 1870 e l'inizio della Prima Guerra Mondiale, inizia l’esplorazione e la conquista da parte dei colonizzatori europei del continente Africano. L'occupazione delle aree coloniali è legittimata nella Conferenza di Berlino (1884-85) alla quale partecipano le principali potenze europee con l'intento di pianificare per via diplomatica la spartizione imperialista.
 
L’appartenenza etnica fu definita sulla base di differenze fisiche verificate in maniera “scientifica” dai coloni: i Tutsi, alti e slanciati e gli Hutu bassi e tozzi. Le persone che, invece, nascevano da matrimoni misti erano difficilmente identificabili come come Hutu o Tutsi e di conseguenza erano loro stessi a decidere a quale delle etnie appartenere
[5] http://www.progettorwanda.it/
[6] Insieme al MDR si costituì anche il nuovo partito APROSOM (Association pour la Promotion de la Masse) che rivendicava l’emancipazione degli Hutu e auspicava la fine della colonizzazione europea interna a favore della costruzione di uno stato democratico.
[7] Anche i Tutsi crearono nuovi partiti politici: UNAR (l’Union Nazional du Rwanda) e il RADRE (Ressemblement Democratique du Rwanda) i quali appoggiavano il monarca e perseguivano l’indipendenza dagli europei.
[8] Da questo momento i rifugiati ruandesi rappresenteranno la principale minaccia alla sicurezza interna del Ruanda. Dal 1961 al 1967 il Ruanda dovette fronteggiare diversi attacchi militari dall’esterno, organizzati dai rifugiati ruandesi che miravano ad annientare le istituzioni repubblicane. Di conseguenza gli Hutu sentendosi minacciati hanno individuato nell’etnia Tutsi il nemico numero uno.
[9] Egli si mise a capo del partito unico MDR del Ruanda a cui tutti i cittadini furono obbligatoriamente iscritti. http://www.progettorwanda.it/
[10]Durante quest’attacco, ricordato come uno dei più sanguinosi e crudeli, il capo delle operazioni militari, il generale-maggiore Fred Rwigema, nonché comandante dell’Armata di Resistenza Nazionale dell’Uganda (RNA), fu ucciso dai suoi stessi uomini e al comando delle operazioni passò il maggiore Paul Kagame. The United Nations, The United Nation and Rwanda, 1993-1996, cit, p12.
[11] Ancora non si conoscono i responsabili del misterioso incidente: le ipotesi più accreditate dichiarano che l’esplosione era stata organizzata dalle frange estremiste del partito presidenziale, le quali non accettavano la ratificazione dell'accordo di Arusha il quale concedeva al Fronte Patriottico Ruandese (RPF), composto in prevalenza da esiliati Tutsi, un ruolo politico e militare importante nel governo ruandese; altri sostengono, invece, che fu proprio l'RPF a compiere l'attentato, convinto che gli accordi di pace non sarebbero stati rispettati.
[12] L’Unamir era composta inizialmente da 2548 soldati di diverse nazionalità di cui 350 erano osservatori disarmati, insufficientemente equipaggiati e dispiegati per lo più nella capitale www.progettoruanda.it
[13] http://www.progettorwanda.it/
[14] Gli Stati Uniti rimasero inermi, poiché impegnati nella missione di peacekeeping in Somalia. Questo determinò un imbarazzo internazionale generalizzato e gli Usa furono più volte accusati di non aver garantito l’invio immediato di una forza d’intervento internazionale.
[15] Molti credono che l’Operazione Torquoise permise in realtà la creazione di una zona internazionale controllata dai francesi attraverso la quale fuggirono verso la Repubblica Democratica del Congo molti militari e ufficiali del governo di transizione colpevoli di genocidio.
[16] Nel 2003 fu emanata anche una nuova Costituzione del Ruanda la quale garantì la presenza di almeno un terzo di donne in Parlamento, di giovani e di disabili. www.equilibri.net
 
Nel 2007 il presidente Kagame è stato premiato da parte dell'associazione "Nessuno tocchi Caino” come "Abolizionista 2007 della pena di morte” e questo ha suscitato molte critiche da parte del settimanale Nigrizia e da Padre Giulio Albanese,
che affermano che tale premio "è come assegnare il Nobel della Pace a Hitler”. http://www.ong.agimondo.it
[18] http://www.progettorwanda.it/
[19] http://www.amnesty.org/en/news-and-updates/news/intimidation-rwandan-opposition-parties-must-end-20100218
http://rwandinfo.com/eng/rwanda-grenade-attacks-in-two-locations-in-kigali-leaves-one-dead-four-injured/
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