Nigeria

Confini e Territorio: confina a Nord con il Niger, a Nord-Est con il Ciad, a Est con il Camerun, a Ovest con il Benin e a Sud si affaccia sull’Oceano Atlantico con il Golfo di Guinea.
Forma di Governo: Repubblica Federale
Superficie: 923.773 Kmq
Popolazione: 154.728.892abitanti
Capitale: Abuja
Parti in conflitto
 
Dal 1993 ad oggi nella regione del Delta del Niger continuano a scontrarsi l’esercito federale nigeriano, le forze di polizia e le milizie armate che combattono contro lo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali locali da parte delle multinazionali del petrolio, in particolare la Royal Dutch Shell, la Chevron Corporation e l’Ente Nazionale Idrocarburi (ENI).
I gruppi armati più importanti della zona sono la Niger Delta People’s Volunteer Force (NDPVF), il Nigerian Delta Vigilante (NDV), il Movement for the Emancipation of the Niger Delta (MEND) e le Martyrs Brigades.
 
Vittime di guerra
 
Dal 1993 le vittime del conflitto sono oltre quindicimila, senza considerare le vittime delle tensioni inter-etniche che vengono stimate intorno a diverse migliaia.
La polizia e l’esercito nigeriano sono responsabili di numerose violazioni dei diritti umani, come uccisioni illegali, torture, maltrattamenti e sparizioni forzate[1]. La violenza sulle donne è endemica e Human Rights Watch calcola che dalla fine del 2003 ad oggi centinaia di persone siano state costrette a lasciare le loro case, mentre le loro abitazioni e altri beni immobili venivano distrutti.
 
Origini del conflitto
 
La Nigeria è il paese più popoloso di tutto il continente africano, e più del 50% della popolazione è al di sotto dei 18 anni. È altresì lo Stato più eterogeneo con più di 248 gruppi etnici, tuttavia la frattura più importante all’interno del paese è quella fra un Nord musulmano dominato dagli Hausa-Fulani e un Sud cristianizzato, diviso tra gli Yoruba a Sud-Ovest e gli Ibo e Sud-Est.
Al momento dell’indipendenza dalla madrepatria inglese (1960) furono necessarie numerose Conferenze prima di trovare una soluzione che potesse soddisfare la variegata identità nigeriana. Venne così raggiunto un accordo su una formula federale, con un governo centrale con sede nel distretto di Lagos e tre regioni dotate di ampi poteri. Tuttavia al fine di stemperare i grani etnicismi presenti nel paese, il numero degli Stati federati è andato aumentando da tre a quattro già nel 1963, fino agli attuali trentasei[2].
La democrazia rappresentativa funzionò per alcuni anni, fino al colpo di Stato del 1966. Il regime militare insediatosi a Lagos rappresentava gli interessi di potere delle regioni settentrionali, cosicché la regione sud-orientale dove era concentrata l’attività petrolifera, proclamò la Repubblica del Biafra[3]. La secessione venne riassorbita al prezzo di una guerra atroce (1967-70), in cui persero la vita circa tre milioni di persone.
Superata la crisi del Biafra, la Nigeria trasformò la propria economia interna basata sull’agricoltura, in un’economia totalmente dipendente dall’esportazione di petrolio, cosicché dopo un breve periodo di forte crescita economica, le crisi petrolifere degli anni Settanta e Ottanta lasciarono il paese con un debito pubblico impossibile da sanare.
La Nigeria conobbe così l’era delle politiche di austerità e la realtà degli aggiustamenti strutturali con l’obiettivo di controllare il deficit, riducendo drasticamente la spesa pubblica. Ciononostante non venne portata avanti un’effettiva politica di risanamento economico, ragion per cui la popolazione reagì al progressivo impoverimento con scioperi e manifestazioni, represse nel sangue dai governi militari e non.
Tra il 1966 e il 1998, il paese ha infatti conosciuto ben sette colpi di stato e l’alternarsi di dittature sanguinarie e corrotte. La transizione verso la democrazia sarebbe cominciata solamente nel 1999 con il ritorno al potere dei civili. Il nuovo Presidente Olesung Obasanjo avrebbe fatto della lotta alla povertà e alla corruzione le sue priorità, ma la situazione della Nigeria avrebbe continuato ad essere preoccupante, sia sotto il profilo economico che politico-sociale.
Il settore degli idrocarburi, da cui dipende l’economia nigeriana, è stato infatti gestito in modo inefficiente dalla Nigerian National Petroleum Corporation (NNPC) che ha accumulato ingenti capitali, alimentando una politica di corruzione senza preoccuparsi di investire in programmi di sviluppo dell’industria petrolifera. Inoltre non possedendo né il know how né delle infrastrutture proprie, ne ha demandato lo sviluppo alle compagnie private. Principali partners della NNPC sono pertanto la Shell, la Chevron, l’ENI e la TOTAL, che producono il 90% del petrolio nigeriano[4].
Oggi la Nigeria è l’ottavo produttore mondiale di petrolio e negli ultimi anni è entrata fra i primi dieci produttori di gas liquido al mondo. Ciononostante lo sviluppo del settore petrolifero e gassifero è all’origine del degrado ambientale e sociale in cui vive oltre il 60% della popolazione nigeriana, e in particolar modo quella degli Stati del Delta del Niger, territorio in cui sono concentrati gli idrocarburi.
Le popolazioni del Delta, le cui attività principali di sostentamento, prima che fosse scoperto il petrolio, erano la pesca e l’agricoltura, oggi vivono in un ambiente inquinato, in cui l’aria è irrespirabile, le acque e i pesci avvelenati e la disoccupazione è dilagante.
L’area del Delta è attraversata da migliaia di chilometri di condutture ed è punteggiata da pozzi e stazioni petrolifere vicine alle case e alle fonti di acqua potabile. Gli scarichi di rifiuti e i gas flaring[5] sono fenomeni endemici e le perdite di petrolio derivano dalla manutenzione inadeguata delle infrastrutture, dalle falle, da errori umani, da atti di vandalismo, da furti di petrolio e sabotaggi[6]. Si stima che dal 1958 ad oggi siano stati versati nel Delta del Niger tra i 9 e i 13 milioni di barili di petrolio[7].
La tensione sociale è stata poi aggravata dall’assenza dello Stato nel territorio, che ha alimentato una profonda sfiducia nei confronti dell’ordine politico ed economico esistente. Le multinazionali infatti hanno agito in connivenza con i governi corrotti, in quanto l’emancipazione della regione scardinerebbe l’attuale sistema federale, ostacolando altresì la condotta delle compagnie petrolifere straniere[8]. È dunque in questo contesto che la protesta delle popolazioni del Delta del Niger si è trasformata in lotta armata.
Il conflitto si è acutizzato a partire dal 1990, quando gli Ogoni, una piccola comunità del Delta guidata dal leader Ken Saro Wiwa, costituirono il Movement for the Survival of the Ogoni People (MOSOP) e diedero vita a una rivolta organizzata e visibile a livello internazionale contro la Shell. Nel novembre 1995 i membri del MOSOP vennero giustiziati, la terra degli Ogoni fu invasa e fu fatta strage della popolazione.
Ciononostante alla fine degli anni Novanta sono nati la Niger Delta People’s Volunteer Force (NDPVF) e il Nigerian Delta Vigilante (NDV), mentre nel 2006 sono nati il Movement for the Emancipation of the Niger Delta (MEND) e le Martyrs Brigades, che hanno poi annunciato una possibile fusione con il MEND. La lotta condotta dai gruppi etnici che costituiscono tali milizie armate si articola a quattro livelli: contro la Federazione, per una più equa ripartizione delle rendite petrolifere tra governo centrale e comunità locali; contro le multinazionali del petrolio, a cui viene richiesta una maggiore attenzione in materia di inquinamento; contro gli altri gruppi etnici, per il controllo del territorio; e contro la malavita comune[9].
Il MEND esprime bisogni sociali che sostiene di poter soddisfare trasferendo le entrate federali dell’industria del petrolio nei fondi gestiti dalle comunità in cui sono stanziate le infrastrutture petrolifere. L’obiettivo finale è la messa in fuga delle multinazionali e una delle tattiche più utilizzate per attirare l’attenzione della comunità internazionale, è stata il rapimento dei tecnici stranieri. La NDPVF è invece un gruppo con una forte connotazione etnica e, oltre a condurre una guerra contro le imprese straniere e il governo, è in continua competizione con altri gruppi del paese per il controllo del territorio e delle risorse[10].
A questi due gruppi armati, che rappresentano le milizie più importanti presenti nel Delta del Niger, se ne aggiungono molti altri che, insieme alle gangs locali dedite al contrabbando di petrolio e allo smercio di droga e ai gruppi pacifisti che talvolta finiscono per imbracciare le armi, contribuiscono a creare un clima di anarchia, rischiando continuamente di far degenerare la situazione in una vera e propria guerra civile.
 
Situazione attuale
 
La Nigeria appare oggi come uno Stato neo-patrimoniale[11]. La crisi di legittimità che investe le istituzioni governative è dunque profonda e lacerante e la situazione del paese continua ad essere drammatica.
Nel 2010 le milizie armate e le gangs locali del delta del Niger hanno rapito decine di lavoratori stranieri, bambini compresi, e attaccato le infrastrutture petrolifere, causando seri danni ambientali, mentre la polizia federale continua a commettere esecuzioni extragiudiziali, torture e maltrattamenti. Dal 2000 inoltre, più di due milioni di persone sono state sgomberate forzatamente dalle loro abitazioni per realizzare progetti di “rinnovamento urbano” mentre le autorità non forniscono indennizzi o alloggi alternativi agli sfollati.
 
Il coinvolgimento internazionale
 
La comunità internazionale non ha mai condannato unanimemente e a gran voce né il governo federale né le imprese petrolifere. Il petrolio nigeriano è troppo prezioso per sindacare sulle violazioni dei diritti umani delle multinazionali che operano nel Delta del Niger, prevalentemente statunitensi e inglesi. A dimostrazione di ciò il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non ha mai approvato una Risoluzione sulla Nigeria in materia di diritti umani.
 
 
Cronologia essenziale degli eventi
1960: Indipendenza dalla Gran Bretagna
1966: colpo di Stato con cui sale al potere il generale Yakubu Gowon
1967-70: guerra di secessione del Biafra
1975: la capitale viene spostata da Lagos ad Abuja
1976: sale al potere il generale Olesung Obasanjo
1979-1983: ritorno dei civili al governo con Shehu Shagari (Partito Nazionale Nigeriano)
1983: colpo di Stato del generale Muhammadu Buhari
1993: il generale Sani Abacha prende il potere e l’esercito uccide 1.800 persone nella regione di Rivers per appianare le contestazioni e permettere alla Shell di continuare le trivellazioni del terreno
1994: rivolta della comunità degli Ogoni
1995: Ken Saro Wiwa e altri otto militanti del MOSOP vengono impiccati dal governo militare
1998: muore Abacha e gli succede il generale Abdulsalami Abubakar
1999: ritorno dei civili al governo con Olesung Obasanjo Presidente
2000: numerosi Stati del Nord adottano la sharia e si verificano scontri tra musulmani e cristiani
2006: il MEND dichiara guerra alle multinazionali che operano nel Delta del Niger
2007: Umaru Yar'Adua (Partito Democratico Popolare) diventa Presidente
2008: i ribelli del Delta del Niger incrementano i loro attacchi alle istallazioni petrolifere
2009: centinaia di morti nel nord del paese, in seguito alle violenze scatenate dal movimento islamista Boko Haram, che chiede l'imposizione della sharia all’intera nazione
2010: Yar’Adua muore e il vicepresidente Goodluck Jonathan prende il suo posto. Almeno 300 persone muoiono in scontri tra cristiani e musulmani a Jos.
2011. Goodlluck Jonathan, presidente uscente, ha vinto le elezioni presidenziali. Lo spoglio delle schede è ormai concluso in 32 dei 36 stati delle Federazione. In alcune città del Nord si sono verificati scontri.Secondo la Croce Rossa internazionale, nel nord della Nigeria, Venerdì 4 Novembre, una serie di attentati( nei confronti di chiese cattoliche, caseme e posti di polizia) perpetrati del gruppo islamista Bako Haram hanno causato 65 vittime e centinaia di feriti. Il gruppo fondamentalista Boko Haram ha rivendicato gli attentati, nella notte di Natale,contro le chiese cristiane. Gli attentati hanno provocato la morte di 49 persone.
2013.(Venerdì 19 Aprile). A Borno-Nord est del Paese,il conflitto tra esercito regolare e i guerriglieri di Boko Haram avrebbe provocato la morte di 185 persone e circa 200 abitazioni distrutte
(29 Settembre). I miliziani di Boko Haram hanno compiuto un attacco ad una sede universitaria nel nord est della nazione. L'attacco ha causato la morte di 50 persone.
 
Sitografia
 
http://www.amnesty.it
http://www.hrw.org
http://www.cdca.it
http://www.internazionale.it
http://www.nigrizia.it
http://www.eurasia-rivista.org
http://web.worldbank.org
 
Approfondimenti
 
Amnesty International, Nigeria: Petroleum, Pollution and Poverty in the Niger Delta, Report 2009.
G. Calchi Novati, P. Valsecchi, Africa: la storia ritrovata, Roma, Carocci, 2007.
M. Emiliani, Petrolio, forze armate e democrazia. Il caso Nigeria, Roma, Carocci, 2004.
A. Gugliotta, Nigeria: risorse di chi?, Bologna, Odoya, 2008.

[1] Amnesty International, Rapporto Annuale, 2010.
[2] G. Calchi Novati, P. Valsecchi, Africa: la storia ritrovata, Roma, Carocci, 2007, p. 304.
[3] Fra le cause dello scontro vi era la questione delle royalties petrolifere, in quanto i secessionisti Ibo ne richiedevano la riscossione diretta visto che la maggior parte delle risorse di greggio si trovava nella loro terra; richiesta rigettata in toto dal governo centrale.
[4] A. Gugliotta, Nigeria, risorse di chi?, Bologna, Odoya, 2008, p.18.
[5] Al momento dell’estrazione del greggio, il gas associato con il petrolio viene bruciato e rilasciato nell’atmosfera, provocando fiamme e il rilascio nell’aria di sostanze nocive. L’emissione di tali sostanze, oltre a sovraesporre le popolazioni locali a malattie respiratorie, cancerose e a malformazioni genetiche, contribuiscono al cambiamento climatico e generano le piogge acide che danneggiano la vegetazione e inquinano le acque.
[6] Amnesty International, Petrolio, inquinamento e povertà nel Delta del Niger, giugno 2009, p. 3.
[7] Cfr. J. Baird, «Oil’s Shame in Africa», in Newsweek, 26 Luglio 2010.
[8] A. Gugliotta, op. cit., p. 93.
[9] Ivi, p. 47.
[10] Ivi, p. 62.
[11] Segnato dalla sparizione della distinzione classica tra dominio pubblico e dominio privato e da una fortissima personalizzazione del potere.

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