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Myanmar

Confini e territorio. Confina a Nord Est con la Cina, a Est con il Laos e a Sud Est con la Thailandia, a Nord Ovest con il Bangladesh e l’India, si affaccia sul Mar delle Andamane e a Ovest al Golfo del Bengala. Forma di Governo.Repubblica. Superficie. 676 577 kmq. Popolazione.49 221 000 ab.(stima 2008).Capitale. Rangoon 4 107 000 ab; Naypypidaw( capitale amministrativa proclamata il 23 Marzo 2006 dalla giunta militare) 4 107 000 ab.(2008).
 
Origini crisi.
Nel 1937 la Birmania fu separata dall’ Impero britannico delle Indie per formare una colonia britannica distinta. La Birmania raggiunse l’ indipendenza nel 1948 ( il 4 Gennaio) e nel 1989 (il18 Giugno) assunse il nome di Myanmar.
Le varie minoranze ( karen, shan, kachin, chin) mantennero una limitata autonomia amministrativa. Dall’Università di Rangoon uscirono i principali protagonisti della lotta per l’ indipendenza e contro i colonizzatori ( Impero britannico e il Giappone. Il Giappone occupò la Birmania dal 1942 al 1945): Maung Nu ( U Nu), Aung San, Shu Maung( Ne Win).[1]
Le tensioni sociali e le rivolte etniche ( ad opera, nelle aree di confine con la Thailandia, delle minoranze karen e shan soprattutto) portarono l’ esercito birmano a intervenire regolarmente nella vita politica. Il 2 Marzo 1962 il generale Ne Win instaurò un regime autoritario, sedicente socialista, non allineato in politica estera ed xenofobo. Centinaia di migliaia di indiani,pakistani vennero espulsi e nel 1967 la comunità cinese subì una spietata persecuzione. La dura repressione delle rivolte studentesche e popolari provocherà nel 1988 il crollo del governo militare. Una nuova giunta militare prese il potere il 18 Settembre. Intanto, tra le fila dell’opposizione emerse una nuova figura politica: Aung San Suu Kyi, figlia del padre dell’ indipendenza Aung San. San Suu Kyi fondò la Lega nazionale per la democrazia( Nld). Nel 1989 le autorità militari la costrinsero al domicilio coatto pochi giorni dopo l’annuncio, della stessa autorità,di indire nel 1990 elezioni legislative e pluralistiche. La schiacciante vittoria della Lega nazionale per la democrazia (Nld), 392 seggi su 485, determinò un nuovo colpo di stato dei militari. Essi misero fuori legge tutti i partiti e crearono una nuova capitale amministrativa a Naypyidaw e mantennero San Suu Kyi agli arresti domiciliari. Nel 1991 San Suu Kyi ricevette il premio Nobel per la pace.
Una nuova contestazione,  “la rivoluzione zafferano”, condotta dai monaci buddisti nel 2007 contro il rincaro dei prezzi e la violenza della giunta militare al potere fu violentemente repressa dall’ esercito birmano.[2]
 
Situazione attuale.
Il 13 Agosto 2010 la giunta militare ha annunciato, secondo quanto indica la nuova costituzione approvata con il referendum del 14 Maggio 2008, che il prossimo 7 Novembre si terranno libere elezioni.
Dopo vent’anni la Birmania torna alle urne, ma il partito del premio Nobel per la pace, San Suu Kyi, non parteciperà alle elezioni politiche. Una scelta sofferta quella della Lega nazionale per la democrazia( Nld). Le autorità birmane hanno vietato a San Suu Kyi di partecipare alla tornata elettorale poiché la ritengono colpevole di violazione degli obblighi derivanti dagli arresti domiciliari cui è costretta da anni.[3]
Negli ultimi mesi la comunità internazionale ha deciso di trattare con la giunta militare. Gli Stati Uniti e l’ Unione europea tentano di attenuare,per mezzo di un’ azione diplomatica, il ruolo politico ed economico che svolge la Cina in Birmania.Il paese asiatico possiede ricchi giacimenti di gas e di petrolio[4].
Nel nord e nell’est della Birmania vi sono una dozzina di milizie delle minoranze etniche che hanno dichiarato guerra alla giunta militare. Per rispondere agli attacchi dell’ esercito governativo e per poter disporre di armi pesanti, alcuni gruppi etnici hanno intensificato la produzione di droga. Inoltre, negli ultimi anni la giunta militare ha mostrato attenzione per l’ avvio di un programma nucleare.[5]
 
Scenari possibili.[6]
1). La giunta militare mantiene il potere con l’ aiuto della Cina e la neutralità dei paesi aderenti all’Associazione delle Nazioni dell’Asia Sudorientale(ASEAN). I paesi occidentali mancano di fermezza e di unità. Né la Cina e né gli Stati Uniti pensano di fare della Birmania un caso internazionale.
2).Riprende la contestazione e trova sostegno nell’opinione pubblica mondiale.I paesi dell’ ASEAN e la Cina si sentono obbligati di costringere la giunta a cedere o a cambiare.
 
Cronologia degli eventi.
1886. Diviene colonia dell’India britannica.
1937. Colonia separata,governata da un corpo legislativo bicamerale.
1942-1945. Viene occupata dal Giappone.
1948. Indipendenza ( il 4 Gennaio).
1962-1988. Dittatura militare.
1990.La giunta militare permette elezioni multipartitiche. Il movimento di opposizione, la Lega nazionale per la democrazia(Lnd) di San Suu Kyi vince le elezioni.Tuttavia, il governo militare impedisce la presa di potere della Lega nazionale per la democrazia.
1991. Aung San Suu Kyi è agli arresti domiciliari. Le viene conferito il premio Nobel per la pace.
1997. La Birmania viene ammessa nell’ASEAN.
2004. Il paese è colpito dallo tsunami ( il 26 Dicembre) originato dal terremoto in Indonesia.Secondo le fonti ufficiali sono 90 le vittime, 400 secondo le fonti del dissenso.
2006.La giunta militare trasferisce la capitale amministrativa a Naypyidaw. Una città costruita appositamente.
2008. Con un referendum ( il 14 Maggio) la giunta militare fa approvare la nuova costituzione,che assegna un quarto dei seggi del parlamento ai militari e impedisce a chi è stato in prigione,come San Suu Kyi,di occupare cariche pubbliche.Sempre nel mese di Maggio, un ciclone devasta le regioni del sud-ovest. 150 000 vittime.
2010. La giunta militare annuncia la data del voto: il 7 Novembre. Prima della scadenza per presentare le candidature( il 27 Agosto) alcuni militari si dimettono per essere ammessi alle elezioni. Aung San Suu Ky torna libera dopo aver trascorso 15 anni agli arresti domiciliari. Alle elezioni del 7 Novembre il Fronte democratico nazionale, il partito di San Suu Ky, non parteciperà.
2011. Il Parlamento birmano si è riunito per la prima volta, dopo il risultato elettorale del 7Novembre 2010, il 31 Gennaio a Naypyiataw,la nuova capitale amministrativa. Il nuovo Parlamento sarà dominato dai militari( a loro sono riservati un terzo dei seggi) mediante il partito della giunta,l'Uspd, che ha vinto le recenti elezioni.
20 Giugno: Per la prima volta dopo 17 anni sono riprese fasi di conflitto armato tra l'esercito birmano e la seconda etnia del paese, i Kachin.Questa etnia, minoranza di religione battista e cattolica rappresentante il 7% della popolazione birmana, reclama una forma di autonomia economica.
2012: Liberati, il 13 Gennaio, 300 prigionieri politici. Aung San Suu Kyi si é candidata ufficialmente alle elezioni parziali che avranno luogo il prossimo Aprile.
2013:Il Governo birmano ha creato, l'8 Febbraio, una commissione per recensire i prigionieri politici.Circa 240 detenuti-artisti,giornalisti, monaci ed intellettuali, potrebbero essere liberati nel corso del 2013.
2015:Elezioni Ottobre-Novembre. La Lega nazionale per la democrazia( Lnd) di Aung San Suu Kyi ha ottenuto l'80 per cento dei seggi parlamentari. La nuova assemblea si riunirà nel Gennaio 2016.
 
Fonti: Atlante De Agostini 2010,Istituto Geografico De Agostini, Novara, 2009; P.Boniface, H.Védrine, Atlas des Crises et des Conflits, Paris,2009;S.Cordellier( a cura di),Dizionario di storia e geopolitica del XX secolo, Milano,2001; Internazionale, 3/9 Settembre 2010,N.862.
 
Per saperne di più: Associazione delle Nazioni dell’Asia del Sud-Est(ASEAN), http://www.aseansec.org ; Amnesty International Sezione Italiana, Rapporto Annuale 2010, http://www.amnesty.it/Rapporto-Annuale-2010/Myanmar ; G.Orwell, Giorni in Birmania, Mondadori,2008.

 


[1]S.Cordellier( a cura di),Dizionario di storia e geopolitica del XX secolo, Parigi,2001,p.78
[2]P.Boniface,H.Vèdrine,Atlas des Crises et des Conflits,Paris,2009,p.91
[3]AA.VV, Atlante De Agostini 2010,Istituto Geografico De Agostini, Novara, 2009,p.781
[4]AA.VV,Internazionale,3/9 Settembre 2010,N.862,p.57
[5]Ivi, p.59
[6]P.Boniface,H.Védrine, Atlas des Crises et des Conflits,Paris,2009,p.91
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