Israele Palestina

Nascita di uno stato
Il movimento sionista, sviluppatosi a partire dalla metà del XIX secolo, combinava il millenario attaccamento del popolo ebraico alla terra di Israele con moderne idee nazionalistiche. Dopo la prima guerra mondiale, con la Palestina sotto mandato britannico, le comunità ebraiche crebbero a dismisura con l’afflusso di profughi europei in fuga dall’antisemitismo. Queste comunità, dinamiche e ben organizzate, giunsero ben presto a costituire uno stato nello stato, creando insediamenti agricoli, infrastrutture, università, ed il nucleo di un esercito clandestino (l’Haganah).
L’esplosione della comunità ebraica in Palestina non venne naturalmente vista di buon occhio dagli arabi palestinesi i quali, se erano abituati a tollerare una presenza ebraica di minoranza, non erano disposti a permettere che tale minoranza si trasformasse in un’entità sovrana. La Gran Bretagna, che in momenti diversi aveva promesso sovranità ed indipendenza sia agli arabi che ai sionisti, era palesemente non in grado di gestire la situazione.
Il malcontento arabo esplose infine nella rivolta del 1936 contro ebrei e britannici. L’insurrezione, definitivamente soppressa dopo tre anni, finì con l’indebolire economicamente e politicamente la componente araba; ma la sua conseguenza principale fu quella di coinvolgere emotivamente gli arabi dei paesi confinanti, trasformando quello che era stato un conflitto locale tra arabi ed ebrei palestinesi in un conflitto tra sionisti ed arabi.
Dopo la seconda guerra mondiale, una Gran Bretagna sfinita ed economicamente rovinata si decise ad affidare il destino della Palestina all’Onu. La risoluzione 181, approvata nel novembre del 1947, deliberò la nascita di due stati, uno ebraico ed uno arabo, con un regime internazionale per Gerusalemme. Accettata dagli ebrei, la risoluzione fu invece rigettata dagli arabi che insistevano per la piena sovranità su tutto il territorio, e che iniziarono ad attaccare gli insediamenti ebraici. Nell’aprile del 1948 gli ebrei passarono al contrattacco, provocando la fuga di circa 700 mila civili palestinesi1.
Allo scadere del mandato britannico nel maggio 1948 fu proclamato lo stato ebraico di Israele: immediatamente, i 5 stati arabi più vicini (Siria, Iraq, Libano, Egitto e Transgiordania) si mossero per soffocare il nuovo stato. Le forze israeliane, male armate ma molto motivate, riuscirono però a sconfiggere gli arabi sul campo. Israele conquistò un territorio più ampio di quello che gli sarebbe spettato in base alla risoluzione 181: in pratica tutto il territorio conteso tranne la Cisgiordania, la striscia di Gaza e la Città vecchia di Gerusalemme tenuta dalla Legione Araba giordana. Tuttavia, il nuovo stato aveva notevoli problemi di sicurezza: gran parte dei centri industriali e delle città erano a portata dell’artiglieria di questo o quel paese arabo, mentre nel punto più stretto Israele era largo circa 15 chilometri (e quindi facilmente avrebbe potuto essere tagliato in due da un’offensiva nemica). Da allora due sentimenti, ugualmente forti ma contradditori, dominarono lo spirito israeliano: da un lato la consapevolezza della propria forza militare, che aveva consentito la vittoria su ben cinque diversi avversari notevolmente superiori per numero e armamenti (almeno allora); dall’altro, una sensazione di continuo pericolo, di una minaccia esistenziale incombente. Israele si sentiva contemporaneamente Davide e Golia.
Il consolidamente di Israele e dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina
Durante il trentennio 60-70-80 Israele combattè una serie di conflitti tradizionali contro gli stati arabi: la guerra dei 6 giorni (maggio 67), la guerra del Kippur (1973), l’intervento israeliano in Libano con l’operazione “Pace in Galilea” del 1982. Da tutte queste guerre lo stato ebraico emerge vincitore, almeno dal punto di vista strettamente militare, e occupa Cisgiordania, striscia di Gaza e le alture del Golan (formalmente territorio siriano). Il riconoscimento della superiorità militare israeliana porterà alla conclusione di trattati di pace con Egitto (1979) e Giordania (1994), anche se permane l’ostilità irriducibile della Siria e, in modo ambiguo ed anche in forza dell’influenza siriana su Beirut, del Libano.
Il trentennio vede anche l’emergere ed il consolidamento dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), ombrello che raccoglie gran parte dei gruppi della resistenza palestinese. Dopo la guerra del 1967 l’OLP darà il via ad una serie di attentati terroristici che scioccheranno Israele e la comunità internazionale, ma imporranno definitivamente la questione palestinese all’attenzione mondiale. Nel giro di pochi anni l’OLP viene egemonizzata dal partito Al Fatah guidato da Yasser Arafat, che assurgerà al ruolo di “padre della patria” palestinese.
Fatah, partito di ispirazione nazionalista e socialista, assumerà a poco a poco una linea più moderata, fino ad arrivare alla rinuncia la terrorismo e alla firma, con Israele, di una Dichiarazione dei principi (Oslo I, 1993) che istituisce l’Autorità Nazionale Palestinese con sede a Gaza (ma non uno stato). Ad Oslo vengono poste le basi per un processo di pace tra due parti che ormai si riconoscono a vicenda come interlocutori legittimi e si impegnano a risolvere il conflitto israelo-palestinese su base negoziale e non violenta.
Le speranze di una risoluzione pacifica del conflitto vengono però ben presto frustrate. Tre grandi problemi rimangono sul tavolo negoziale ancora oggi: la questione del ritorno dei profughi, lo status di Gerusalemme e la questione delle colonie israeliane sorte nei territori occupati. La difficoltà di risolvere questi problemi ha lasciato agli estremisti dell’una e dell’altra parte la possibilità di guadagnare consensi.
Da parte palestinese è fondamentale l’emergere di Hamas, partito fondamentalista nato come braccio armato della Fratellanza musulmana. Hamas, che si è sempre opposto a negoziati con Israele, è stato capace di guadagnare ampi consensi nella società palestinese attraverso la gestione di numerose organizzazioni di sostegno sociale nonché attraverso azioni militari-terroristiche che hanno duramente colpito Israele. Anche grazie alla leggendaria corruzione del personale di Fatah e dell’OLP, Hamas ha poi vinto le elezioni palestinesi ed oggi controlla interamente la striscia di Gaza, mentre Fatah e l’AN sono ormai relegate in Cisgiordania. Da parte israeliana, successive elezioni hanno visto il rafforzamento delle componenti più conservatrici della politica israeliana, che considerano la nascita di uno stato palestinese una minaccia esistenziale per Israele.
Prospettive
Le prospettive di una risoluzione pacifica del conflitto appaiono oggi inconsistenti. L’attuale governo israeliano, guidato da Benjamin N [check spelling!!]   non sembra essere interessato a pagare il prezzo che sarebbe necessario per ottenere la pace: come minimo, smantellare gran parte degli insediamenti nei territori occupati, raggiungere un compromesso su Gerusalemme, consentire alla nascita di uno stato palestinese viabile (cioè contiguo e dotato di risorse sufficienti, anche militari, per garantire autonomamente la propria sicurezza). Questa posizione è chiaramente condivisa da gran parte dei cittadini israeliani, stanchi di decenni di terrorismo e guerre.
D’altra parte, la leadership palestinese è irrimediabilmente spaccata in due. Da un lato c’è l’ANP, che controlla ancora la Cisgiordania grazie agli aiuti internazionali ed al consenso israeliano, ma è irrimediabilmente delegittimata agli occhi degli stessi palestinesi, e continua inoltre a dimostrarsi incapace di garantire un minimo di benessere economico e di stabilità. Dall’altra parte c’è Hamas, che governa la striscia di Gaza e sembra godere di un certo consenso, ma le cui posizioni estremiste impediscono un riconoscimento sia da parte di Israele che da parte della comunità internazionale (comprese Usa e Ue).
Israele sembra aver abbandonato ogni speranza di una pace basata sul reciproco riconoscimento e su due stati. I palestinesi sono irrimediabilmente divisi tra due governi, uno dei quali non dispone di legittimità interna (l’ANP) e l’altro che non ha legittimità esterna (Hamas): anche se Israele fosse seriamente intenzionata a negoziare, quindi, non avrebbe un interlocutore. Il processo di pace sembra ormai definitivamente fallito.

 

Cronologia degli eventi.

1947. Voto dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite sul piano di divisione delle Palestina. La decisione dell’ONU viene accolta con favore da Israele e contestata dagli arabi.

1948. David Ben Gurion proclama, il 14 Maggio, la nascita dello Stato di Israele. L’11 Dicembre l’ONU si pronuncia per il diritto dei rifugiati palestinesi a tornare o ad essere risarciti.

1948-1949. Primo conflitto arabo-israeliano. L’esercito di Israele trionfa sulle forze armate di Siria, Ritto, Transgiordania, Iraq e Libano.

1956. Israele affianca la Francia e la Gran Bretagna contro l’Egitto di Nasser( conflitto per il Canale di Suez).

1964. Viene creata l’Organizzazione per la liberazione della Palestina(OLP).

1967. Guerra dei sei giorni. L’esercito israeliano, sotto la guida del generale Dayan, sconfigge Egitto, Siria e Giordania. In sei giorni Israele si annette il Sinai, Gaza, parte della Cisgiordania.

1973. Guerra del Kippur(6 Ottobre). L’offensiva della Siria e dell’Egitto sorprende Israele, tuttavia, dopo una settimana di scontri, l’esercito israeliano riprende il sopravvento.

1979.Camp David(26 Marzo).Trattato di pace tra Egitto ed Israele.

1982. Sabra e Chatila ( 16-17-18 Settembre).Nei campi profughi a sud di Beirut sono uccisi mille civili palestinesi ad opera della milizia delle Falangi libanesi.

1987. Intifada. Inizio della sollevazione popolare nei territori palestinesi contro l’esercito israeliano(Dicembre).

1988. Proclamazione da parte dell’OLP di uno Stato indipendente, dai confini indefiniti. Yasser Arafat viene nominato presidente.

1991. Conferenza di Madrid per il negoziato tra Israele e Palestina.

1993. Accordo di Oslo. Accordo di pace tra Israele e Palestina.Il processo di pace viene contestato dalle frange estremiste delle due parti.

1994.(Dicembre). Shimon Peres, Yasser Arafat,Yitzhak Rabin ricevono il Premio Nobel della pace.

1995. Rabin, Primo ministro di Israele, viene ucciso da un estremista israeliano.(Novembre).

1996. Al Fatah vince la competizione elettorale in Palestina. Arafat viene eletto presidente dell’Autorità Palestinese.

2000.  I negoziati di Camp David, sotto l’egida del presidente Bill Clinton, falliscono. Divergenze tra Arafat e il premier Barak riguardo allo status di Gerusalemme Est.

2001-2002. Un’ondata di attentati colpisce Israele, che risponde con un?azione militare nei territori occupati.

2003.Il “quartetto”( USA,ONU,Unione europea e Federazione Russa) elabora un nuovo piano di pace, la Road Map, per la ripresa di negoziati tra Israele e Palestina.

2004. Muore a Parigi Yasser Aarafat (11 Novembre).

2005. Abu Mazen, con il 63% dei voti, viene eletto presidente dell’Autorità Palestinese. Nel mese di Agosto, Israele attua il ritiro dalla Striscia di Gaza degli insediamenti.

2006. Elezioni legislative in Palestina. Vittoria di Hamas. Nel mese di Giugno l’esercito israeliano invade il sud del Libano per fermare le azioni militari del movimento Hezbollah. Una risoluzione delle Nazioni Unite porta a un cessate il fuoco(il 14 Agosto).

2007. Si determina una sorta di guerra civile tra Hamas e Al Fatah. Il conflitto tra i due principali movimenti politici palestinesi determina di fatto una separazione in due Governi: Hamas controlla Gaza e Al Fatah controlla la Cisgiordania.

2008-2009.  In risposta a ripetuti lanci di missili, Israele compie una violenta offensiva( Operazione Piombo fuso) contro la Striscia di Gaza. L’offensiva prende avvio il 28 Dicembre e termina il 18 Gennaio. Le vittime sono 1.200 palestinesi( di cui 900 civili) e 13 vittime israeliane.

2011. Il presidente Abu Mazen interviene alle Nazione Unite, il 23 Settembre, per chiedere il riconoscimento ufficiale dello Stato di Palestina. Il giovane militare Gilad Shalit viene liberato il 18 Ottobre. Shalit, militare israeliano, era stato rapito da un gruppo palestinese nel Giugno 2006.

2012. Tra Venerdì 9 e Lunedì 12 Marzo 25 palestinesi sono rimasti uccisi in attacchi dell'aviazione israeliana. Le autorità militari hanno reagito ai razzi lanciati ( che, non hanno causato vittime) dal nord della Striscia di Gaza.Dal 12 al 20 Novembre conflitto tra Israele e Hamas. Morti 52 palestinesi di Gaza e 5 israeliani. Il 21 Novembre Egitto e Stati Uniti d'America hanno annunciato il cessate il fuoco tra le parti in conflitto. L'Assemblea generale delle Nazioni Unite,   il 28 Novembre, ha riconosciuto  la Palestina" Paese osservatore dell'Onu". 138 i sì, tra cui l'Italia, 9 nazioni contrarie e 41 le astenute.

2013.(Agosto). Israele e Palestina, sotto l'egida degli Stati Uniti, riprendono i negoziati di pace.

2015.( Marzo), Elezioni in Israele. Benyamin Netanyahu si coonferma premier per la quarta volta. Il Likud ha ottenuto 29 dei 120 seggi e il Campo Sionista ( Isaac Herzog) ne ha conquistati 24. La Lista araba unita ha ottenuto 14 seggi.

 

 

Fonti: AA.VV,Atlante De Agostini 2011,Istituto Geografico De Agostini, Novara, 2010, pp. 712, 717,744; S.Cordelier (a cura di),Dizionario di storia e geopolitica del XX secolo,B.Mondadori, 2001, pp .421, 422,423,631,632,633.

Per saperne di più: A.Gresh, Israele,Palestina .Le verità su un conflitto,Einaudi,2004; www.pna.gov.ps ( sito dell’Autorità Nazionale Palestinese); www.gov.il ( sito del Governo israeliano); Al Quds, quotidiano palestinese, www.alquds.com ; The Jerusalem Post, quotidiano israeliano, www.jpost.com 

 

 

 
1 In Michael Oren, La guerra dei sei giorni, Mondadori, Cles, 2008, pag. 11.
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