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Georgia

Parti in Conflitto:

Georgia, Ossezia del Sud, Abkhazia, Russia
Vittime di Guerra
In base al rapporto pubblicato il trenta settembre 2009 dalla Missione d’Inchiesta promossa dall’Unione Europea - The Independent International Fact-Finding Mission on the Conflict in Georgia - il recente conflitto russo-georgiano (agosto 2008) avrebbe portato alla morte di circa 850 persone (412da parte georgiana, 1.165 feriti tra civili e militari, 67 morti da parte russa, 365 vittime da parte dell’Ossezia del Sud), e oltre 100,000 sfollati. Si ritiene che circa 35,000 di questi non possano ritornare nelle proprie case

Origine del Conflitto:

La Georgia è sempre stata caratterizzata da un’ampia frammentazione etnica e linguistica che ha visto alternarsi sul suo territorio diversi gruppi sociali, piccoli regni e principati sottoposti alla costante minaccia dei vicini arabi e ottomani ad ovest e da bizantini e persiani ad est. Soggetta all’impero zarista fin dal 1783, dopo un breve periodo d’indipendenza (1917-1921) la Georgia fu inglobata all’interno dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (1921-1991). Durante gli anni del regime sovietico fu il governo centrale di Mosca a concedere ad alcune minoranze georgiane uno status, almeno formale, di limitata autonomia. Nel 1922 fu creata all’interno della Georgia la regione autonoma dell’Ossezia del Sud. L’Agiara (1921) - abitata in prevalenza da georgiani di confessione musulmana - e l’Abkhazia (1931) furono, invece, riconosciute con uno status di Repubbliche Autonome. La pretesa da parte delle minoranze etniche georgiane (abkhazi, osseti, agiari e azeri) di rivendicare la propria indipendenza all’interno della Repubblica Sovietica georgiana si scontrava con la volontà politica del governo centrale di Tbilisi di affermare l’integrità territoriale della Georgia, determinando l’instabilità politica ed economica del paese ed alimentando i continui conflitti interni alla regione.
Gli abkhazi si schieravano contro la politica di assimilazione violenta e di colonizzazione demografica condotta dalla dirigenza georgiana (c.d. politica di “georgianizzazione”) e criticavano, inoltre, il grande divario economico esistente tra la Georgia e la loro Repubblica. La regione autonoma dell’Ossezia del Sud, lamentava, invece, il suo stato di inferiorità politica e amministrativa rispetto alla popolazione abkhaza e schierandosi contro il nazionalismo georgiano, intraprese una campagna politica per unirsi alla Repubblica Autonoma dell’Ossezia del Nord appartenente alla Federazione Russa. Alla fine degli anni ottanta si verificarono in Georgia una serie di mobilitazioni popolari che cominciarono ad essere sempre più partecipate e radicali e il movimento nazionalista georgiano, guidato dal principale dissidente del paese, Zviad Gamsakhurdia, arrivò a chiedere l’abrogazione dell’autonomia concessa sia agli abkhazi sia agli osseti del sud. Furono questi i principali motivi che spinsero nel 1990 l’Abkhazia (20 agosto) e l’Ossezia del Sud (25 settembre) a proclamare le loro prime Dichiarazioni d’Indipendenza dalla Georgia.
Con il crollo definitivo dell’Unione Sovietica e il riconoscimento della Georgia quale Repubblica indipendente e sovrana (9 aprile 1991) gli scontri in Georgia si trasformarono in una guerra aperta anche per il fondato sospetto che Gamsakhurdia, che vinse le elezioni con l’86% dei voti, volesse instaurare una dittatura personale.
Nel caso dell’Ossezia del Sud il conflitto con il governo georgiano si protrasse fino al giugno del 1992, quando fu raggiunto il primo Accordo di Pace (Accordo di Dogomys) grazie all’intervento dell’Osce e alla mediazione della Russia. In quegli stessi anni anche i combattimenti tra l’Abkhazia e la Georgia s’intensificarono, e nelle zone contese le milizie abkhaze iniziarono una vera e propria operazione di pulizia etnica ai danni dei georgiani con stragi di civili che causarono lo spopolamento di decine di villaggi. I combattimenti durarono fino all’estate del 1993, con l’invio di una missione di monitoraggio delle Nazioni Unite (Unomig) a cui seguì la firma del cessate il fuoco tra georgiani e abkhazi (1 dicembre 1993).
Anche l’Unione Europea è intervenuta in Georgia al fine di prevenire i conflitti interni agendo principalmente in qualità di attore finanziario. L’Ue ha, infatti, finanziato la ricostruzione post-bellica delle zone del conflitto (25 milioni di euro in Abkhazia e 10 milioni di euro in Ossezia del Sud[1]), ha garantito la ricostruzione delle infrastrutture energetiche e di trasporto della regione ed inoltre ha contribuito a finanziare i programmi di assistenza umanitaria per le vittime di guerra e gli sfollati interni. I tentativi di mediazione del conflitto da parte dell’Osce e delle Nazioni Unite favorirono una riduzione delle tensioni in Georgia e anche il coinvolgimento economico europeo garantì il miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni georgiane determinando un parziale avvicinamento delle parti in conflitto.
Tuttavia, i negoziati di pace non riuscirono a risolvere in maniera definitiva la questione dello status dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud. In questo modo le cause profonde del conflitto non sono mai state risolte, ma sono rimaste semplicemente “congelate” determinando in Georgia una situazione di pace temporanea e provvisoria (“conflitto congelato”). Per tutti gli anni Novanta gli scontri armati tra le minoranze etniche georgiane continuarono e molti furono gli episodi di violazione degli accordi di pace che produssero diversi incidenti mortali all’interno dei rispettivi confini amministrativi.
All’inizio del presente decennio diventa sempre più evidente una chiara radicalizzazione del conflitto. Da una parte la Georgia, al fine di tutelare la propria integrità territoriale, è sempre più orientata verso la ricerca dell’appoggio occidentale. L’inaugurazione dell’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan (1999) - attraverso il quale Washington intende tagliare fuori Mosca dal controllo del petrolio Caspico - la decisione di Tbilisi di aprire definitivamente le porte alla Nato (2002) e l’adesione georgiana al progetto statunitense (Georgia Train and Equip Program) per l’addestramento antiterroristico del malconcio esercito georgiano sono tutti elementi che confermano un concreto avvicinamento della Georgia verso l’occidente. Dall’altra parte, invece, aumenta l’interdipendenza politica ed economica tra le due repubbliche separatiste e la Russia. La concessione del passaporto russo ad abkhazi e osseti del sud (dicembre 2000) ha avuto non solo forti ripercussioni negative sull’economia georgiana, ma soprattutto ha alimentato le tensioni interne tra i cittadini georgiani e le altre minoranze etniche che hanno scelto di prendere la cittadinanza russa.
Il cambio della leadership georgiana avvenuto a seguito della “Rivoluzione delle Rose” (2003) e l’elezione del presidente filo-occidentale Mikheil Saakashvili non hanno contribuito a ridurre le tensioni interne. Nel tentativo di realizzare il suo progetto di “riunificazione della Georgia”, Saakashvili riuscì in poco tempo a far tornare sotto il proprio controllo la regione dell’Agiara, che da oltre dieci anni godeva di uno status di semindipendenza. Il nuovo governo georgiano tentò anche di riconquistare militarmente l’Ossezia del Sud (agosto 2004), ma ne uscì sconfitto. Nell’estate del 2006 l’esercito georgiano riuscì però ad assumere il controllo del piccolo territorio abkhazo nella valle del Kodori, rivendicando il controllo della zona abitata in maggioranza da georgiani.

[1] Per una trattazione completa dei programmi di assistenza economica dell’Unione Europea in Georgia consultare il sito della European Commission’s Delegation,www.delgeo.ec.europa.eu/en/programmes/rehabilitation.html

La Guerra di Agosto (2008)
Nel marzo 2008 i Parlamenti dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia si appellarono al Segretario Generale delle Nazioni Unite (marzo 2008) chiedendo il riconoscimento della loro piena indipendenza sulla base del precedente riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo (febbraio 2008) da parte degli Stati Uniti e da molti altri paesi europei. Di fronte alla condanna unanime della comunità internazionale la Russia, senza giungere ad un riconoscimento formale, decise in primo luogo di revocare le sanzioni economiche contro l’Abkhazia (le quali erano state decise nel 1996 dai Capi di Stato della Comunità degli Stati Indipendenti) e in secondo luogo cominciò ad organizzare una serie di esercitazioni militari su vasta scala nel Caucaso Meridionale. A seguito dell’esito positivo del referendum popolare tenutosi in Georgia (gennaio 2008) in merito alla questione della sua integrazione nella Nato, l’Organizzazione Atlantica, durante il Vertice di Bucarest (3-4 aprile 2008), concesse ufficialmente alla Georgia il Membership Action Plan (Map) . Tale proposta, sostenuta con vigore dagli Stati Uniti, fu accettata di malavoglia da alcuni Stati membri dell’Unione Europea - Francia, Germania, Italia e Spagna - i quali temevano di compromettere i buoni rapporti con il vicino russo, fortemente contrario all’entrata della Georgia nella Nato. Le divergenti posizioni degli stati membri della Nato in merito alla concessione del Map fecero si che la dichiarazione finale del Vertice riconobbe solo in linea di principio la possibilità della Georgia, nel lungo periodo, di entrare a far parte della Nato e in questa, infatti, non furono specificati i tempi e le modalità di attivazione del Map stesso. L’accelerazione del processo di integrazione della Georgia nella Nato e il riconoscimento da parte di quest’ultima delle sue aspirazioni euro-atlantiche rafforzarono le posizioni di Mosca a sostegno dei separatismi georgiani e determinarono un suo maggior coinvolgimento nei conflitti regionali al fine di ostacolare il progressivo avvicinamento della Georgia verso l’occidente. Dal maggio 2008 la situazione in Georgia iniziò a precipitare. Per tutto il mese di luglio 2008, la Georgia e l’Ossezia del Sud misero alla prova i loro eserciti. Bombardamenti e scontri a fuoco avvenivano continuamente sia a Tskhinvali sia nei villaggi vicini, mentre entrambe le parti si accusavano a vicenda della violazione degli Accordi di Pace. La notte del sette agosto le truppe di Tbilisi attaccarono Tskhinvali, capitale dell’Ossezia del Sud. Solo poche ore dopo l’attacco georgiano, carri armati della 58esima armata russa attraversarono il tunnel di Roki - che separa l’Ossezia Meridionale da quella Settentrionale - segnando l’entrata in guerra della Russia. L’intervento di Mosca, con circa 20.000 uomini e 100 carri armati , si estese rapidamente ben oltre la zona del conflitto e l’area degli scontri incluse rapidamente anche l’Abkhazia. Vista la sproporzione delle truppe in campo, il conflitto fu concluso in poco tempo a favore della Russia e la Georgia risultò sconfitta. In assenza di un intervento militare internazionale è necessario riconoscere il merito dell’Unione Europea di essere riuscita ad inserirsi in maniera rapida ed efficiente nella mediazione del conflitto. Il Presidente di turno dell’Unione Europea, Nicolas Sarkozy, ha facilitato la fine del conflitto russo-georgiano ottenendo l’approvazione e la firma di un Piano in sei punti per il cessate-fuoco tra Mosca e Tbilisi (12 agosto). Nonostante la mediazione diplomatica-politica dell’Unione Europea, il Presidente Dmitrij Medvedev ha però riconosciuto l’indipendenza dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia contro l’intera Comunità internazionale (26 agosto 2008) sulla base del precedente del Kosovo. Un mese dopo la firma del cessate il fuoco il Ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, annunciò che la Russia avrebbe mantenuto 7.600 soldati in Abkhazia e Ossezia del Sud, assicurandosi l’uso di diverse basi ex sovietiche tra le quali quella navale di Ochamchire. Quest’ultima potrebbe diventare la base della flotta russa nel Mar Nero, se il governo ucraino confermerà la sua intenzione di non rinnovare il permesso di stazionamento della flotta nella base di Sevastopol.

Situazione attuale
L’Unione Europea è al momento l’unica presenza internazionale in Georgia. L’opposizione del Cremlino alla proposta di estensione di tre mesi della missione Osce in Ossezia del Sud (gennaio 2009) ha determinato la chiusura di tutte le sue attività (30 giugno 2009). La Russia ha inoltre posto il veto anche all’estensione della missione Onu in Abkhazia, che ha lasciato definitivamente la Georgia il 15 giugno 2009. L’Unione Europea è presente sul campo georgiano con la missione di monitoraggio civile Eumm, svolta nel quadro della Pesd. La missione Eumm (composta da circa 200 osservatori europei) ha nel breve periodo, il mandato di monitorare il ritiro delle forze armate russe dalle zone di sicurezza adiacenti all’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia, mentre nel lungo periodo la missione si pone l’obiettivo di contribuire alla stabilità del territorio georgiano e delle regioni limitrofe in materia di stato di diritto, ordine pubblico, sicurezza delle infrastrutture energetiche e di ritorno degli sfollati e rifugiati. Il mandato della missione è stato prorogato fino al 14 settembre 2010. Tuttavia la missione non ha accesso né in Abkhazia né in Ossezia del Sud, e può lavorare solo nelle aree adiacenti al confine amministrativo con le due regioni. Ancora oggi la Russia non è tornata ai livelli di presenza militare del periodo prebellico come richiesto dal Piano di Pace di Sarkozy e nell’aprile 2009 ha inviato truppe aggiuntive in Sud Ossezia e in Abkhazia[1].
 
 
Cronologia degli eventi:

1990 agosto - Dichiarazione d’Indipendenza dell’Abkhazia settembre - Dichiarazione d’Indipendenza dell’Ossezia del Sud

1991 aprile - la Georgia proclama la sua indipendenza dall’Unione Sovietica maggio - Zviad Gamsakhurdia è eletto Presidente georgiano

1992 gennaio - intensificazione degli scontri in Ossezia del Sud, destituzione di Gamsakhurdia marzo – Il Consiglio Militare georgiano conferisce i poteri ad Eduard Shevardnazde giugno - fine dei combattimenti in Ossezia del Sud e firma dell’Accordo di Dogomys ottobre - Eduard Shevardnadze è eletto presidente della Georgia novembre - invio della missione Osce in Ossezia del Sud

1993 gennaio - intensificazione degli scontri in Abkhazia agosto - invio in Abkhazia della missione di monitoraggio delle Nazioni Unite Unomig settembre-novembre –colpo di stato di Zviad Gamsakhurdia contro Shevardnadze il quale è subito sconfitto grazie all’intervento delle forze armate russe dicembre - fine dei combattimenti in Abkhazia e firma del cessate il fuoco tra abkhazi e georgiani

1994 febbraio - firma dell’accordo di pace e di amicizia tra la Georgia e la Russia marzo - la Georgia aderisce al Partenariato della Pace della Nato 1995 agosto - emanata una nuova Costituzione georgiana che riconosce uno status di autonomia all’Abkhazia e all’Agiara ma non all’Ossezia del Sud. 1999 agosto - gli Stati Uniti sostengono l’adesione della Georgia alla Nato novembre - adesione georgiana al progetto di costruzione dell’Oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan (Btc)

2000 dicembre - la Russia introduce un sistema di visto obbligatorio in Georgia

2001 dicembre - inizio del programma statunitense “Georgia Train and Equip Program” per l’addestramento antiterroristico dell’esercito georgiano 2002 novembre - la Georgia chiede ufficialmente di essere integrata all’interno della Nato

2003 giugno - invio del primo contingente militare georgiano in Iraq novembre - “Rivoluzione delle Rose” in Georgia

2004 gennaio - Mikeil Saakashvili è eletto presidente della Georgia giugno - la Georgia entra a far parte della Politica Europea di Vicinato (Pev) agosto - tentativo georgiano di riconquistare militarmente il territorio dell’Ossezia del Sud

2006 luglio - inaugurazione del Btc e conquista georgiana della valle del Kodori in Abkhazia

2008 gennaio - Mikheil Saakashvili è rieletto presidente della Georgia ed esito positivo del referendum popolare in Georgia sulla questione dell’integrazione della Georgia nella Nato febbraio - Indipendenza del Kosovo marzo - appello di Abkhazia e Ossezia del Sud alle Nazioni Unite per il riconoscimento della loro indipendenza aprile - Vertice di Bucarest della Nato nel quale si riconosce in linea di principio la possibilità per la Georgia di concedere il Membership Action Plan (Map), ma non si attivano i negoziati. agosto (7) - l’armata Georgiana attacca l’Ossezia del Sud agosto (8-12) - conflitto russo-georgiano, la Georgia perde il controllo delle province separatiste e risulta sconfitta agosto (12) - intervento dell’Unione Europea nella mediazione del conflitto e firma del Piano di Pace di Sarkozy agosto (19) - Consiglio Nord Atlantico di Bruxelles durante il quale la Nato decide la creazione della Commissione Nato-Georgia e congela a tempo indeterminato il dialogo con il partner russo agosto (26) - la Russia riconosce ufficialmente l’indipendenza di Abkhazia e Ossezia del Sud e rottura delle relazioni diplomatiche tra la Russia e la Georgia settembre (8) - nuovo accordo mediato dall’Unione Europea per il rispetto del cessate il fuoco tra Mosca e Tbilisi e decisone dell’Unione Europea di inviare in Georgia la missione di monitoraggio civile Eumm

2009 aprile - conferenza a Strasburgo in occasione del sessantesimo anniversario della Nato durante la quale la Nato decide di riaprire il dialogo con la Russia all’interno della Commissione Nato-Russia giugno - termine delle attività delle missioni Onu e Osce e prolungamento della Missione Europea Eumm fino a settembre 2010 

2011, Le elezioni presidenziali, in Abkhazia, del 26 Agosto sono state vinte da Aleksandr Ankvab. Il nuovo presidente ha ottenuto il 55% dei voti. Dopo di lui, Sergey Shamba e Roul Khajimba hanno raccolto rispettivamente il 21% e il 26% dei voti. Il 27 Novembre si sono svolte in Ossezia del Sud le elezioni presidenziali. Il generale Bibilov, gradito alla Russia, è stato sconfitto da Alla Djioeva. Tuttavia, la Corte suprema ha invalidato questo risultato. Prossime elezioni si terranno il 25 Marzo 2012.

2013. Il Primo Ministro georgiano Ivanishvili ha annunciato, il 19 Agosto, che si dimitterà dalla propria carica entro la fine dell'anno.

[1] Gli accordi per il cessate il fuoco tra la Russia e la Georgia prevedono il ritiro delle forze armate russe dal distretto di Akhalgori in Ossezia del Sud; dal villaggio di Perevi sul lato georgiano del confine amministrativo con l’Ossezia del Sud; e dalla regione del Kodori Gorge in Abkhazia. Cfr. International Crisis Group, Georgia-Russia: Still Insecure and Dangerous, Europe Briefing n. 53, 22 giugno 2009
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