Venezuela

Confini e Territorio: confina a Nord con il Mar dei Caraibi, a Est con la Guyana, a Sud-Est con il Brasile e a Ovest con la Colombia.

Forma di Governo: Repubblica Federale
Superficie: 916.445 km²
Popolazione: 28.384.000 abitanti
Capitale: Caracas
 
Storia
  
Il Venezuela, scoperto nel 1498 da Cristoforo Colombo, conobbe la colonizzazione spagnola a partire dagli anni Venti del IV secolo, proclamandosi indipendente il 5 luglio 1811. Simón Bolívar[1]ública de Colombia[2] (1819), Federazione costituita da Venezuela, Ecuador, Panamá e Colombia. Il 1830 vide poi la morte del Libertador e il distacco del Venezuela dalla Federazione., dopo essere riuscito a liberare definitivamente il paese, divenne il primo Presidente della Rep
Il primo secolo di storia del Venezuela indipendente, periodo conosciuto come caudillismo, fu caratterizzato dalla tendenza alla conquista dittatoriale del potere da parte di singoli individui, che hanno amministrato lo Stato come una proprietà personale, impedendo al paese di raggiungere qualsiasi forma di stabilità.
 
Nel 1840 vennero scoperti i primi giacimenti di petrolio, e la lunga dittatura personale di Juan Vicente Gomez (1908-1935) coincise con l’inizio dello sfruttamento commerciale delle risorse petrolifere, determinando una radicale trasformazione dell’economia venezuelana. Vennero innanzitutto favoriti gli investimenti stranieri, e le imprese americane e anglo-olandesi giunsero a controllare una parte consistente dell’attività economica del paese. Tuttavia la notevole ricchezza dovuta al petrolio contribuì al rapido sviluppo di una classe media locale, il cui peso politico non avrebbe tardato ad affermarsi[3].
 
All’indomani della seconda guerra mondiale l’economia venezuelana era assai dinamica, ma la distribuzione della ricchezza era fortemente squilibrata e le libertà civili scarseggiavano[4].
Dopo la morte di Gomez l’esercito restò al potere fino al 1945, quando un gruppo di giovani ufficiali e il partito di Acción Democratica[5] rovesciarono il governo post-dittatoriale.
Nel 1952 un nuovo colpo di Stato portò al potere Marcos Pérez Jiménez, che instaurò un regime dittatoriale quasi assoluto, mettendo a tacere ogni opposizione. In questo periodo ebbe inizio una vera e propria trasformazione del paese, investito da un’eccezionale prosperità economica. Grazie ai proventi del settore petrolifero vennero eseguiti importanti lavori pubblici ma al tempo stesso la corruzione endemica permise a imprenditori, ufficiali e funzionari di accumulare ingenti fortune, e la durezza delle persecuzioni politiche raggiunse limiti estremi. Il malcontento sociale divenne incontrollabile e nel 1958 il dittatore venne deposto[6].
 
Un governo militare provvisorio restò al potere fino all’elezione del socialdemocratico Rómulo Betancourt (1959). Da questo momento ebbe inizio l’attuale era democratica del Venezuela, con una serie di Presidenti eletti democraticamente.
Nel 1960 venne creata la Corporación Venezolana del Petróleo (CVP), a cui fu affidata la gestione del settore degli idrocarburi, e di fronte alla decisione delle multinazionali petrolifere di abbassare il prezzo del petrolio, Venezuela, Arabia Saudita, Iran, Iraq e Kuwait fondarono l’Organization of the Petroleum Exporting Countries (OPEC). Quando Raúl Leoni venne eletto Presidente (1964), il Paese era ormai tra i più grandi esportatori di greggio nel mondo.
In seguito all’aumento del prezzo del petrolio dovuto alla guerra del Kippur[7], durante la presidenza del democristiano Rafael Caldera Rodriguez[8] (1969) e quella del socialdemocratico Carlos Andrés Pérez (1974), il paese conobbe un periodo di intensa crescita economica. A questo si aggiunse però un forte indebitamento, dovuto agli investimenti che avrebbero dovuto trasformare il Venezuela in un “grande paese”.
In questo stesso periodo l’estrazione del petrolio, dapprima in mano a industrie statunitensi e anglo-olandesi, venne nazionalizzata (1975). Nacque così la compagnia petrolifera statale Petróleos de Venezuela, S.a. (PDVSA).
 
Durante la presidenza di Luis Herrera Campins (1978) il paese dovette affrontare un’inflazione galoppante, la fuga dei capitali stranieri e una forte recessione economica, che avrebbe portato alla prima svalutazione della moneta nazionale, il Bolívar. Il cosiddetto Viernes Negro (18 febbraio 1983) segnò l’inizio della profonda crisi economica che avrebbe accompagnato il paese fino ai nostri giorni.
 
Tra le prime misure intraprese dal nuovo Presidente Jaime Lusinchi (1983) vi furono dunque il recupero dell’economia venezuelana e il rifinanziamento del forte debito estero. Tuttavia alla fine del suo mandato venne rieletto Carlos Andrés Peréz (1989), che di fronte alla crisi economica dovuta al crollo degli introiti petroliferi adottò un piano di austerità, tagliando i sussidi ai beni primari e scatenando un’ondata di proteste popolari. La violenta repressione dellaprotesta contro l’aumento del carovita, rimasta nota come il caracazo (27 febbraio 1989)[9] Un secondo colpo di Stato nel 1992 cercò di rovesciare Carlos Andrés Pérez, destituito un anno dopo per corruzione dalla Corte Suprema Venezuelana[11]., e il colpo di Stato (1992) tentato dal colonnello Hugo Rafael Chávez Frías furono il segnale che il sistema politico venezuelano era allo stremo[10].
 
Nel 1993 Caldera fu nuovamente eletto Presidente e intraprese una politica populista, ma a metà mandato, per contenere la crisi economica, introdusse Agenda Venezuela, un pacchetto di politiche neoliberali in linea con le raccomandazioni del Fondo Monetario Internazionale (FMI). Il malcontento sociale crebbe vertiginosamente, mentre la nuova politica energetica nota come Apertura Petrolera, diede il via alle privatizzazioni nel settore petrolifero, determinando la nascita di accordi con multinazionali straniere come British Petroleum, Total e Repsol-YPF.
Nel 1994 Caldera promulgò un’amnistia per i partecipanti alle rivolte del 1992 e nel 1998 Hugo Chávez, candidato del Movimiento V República (MVR), vinse ampiamente le elezioni. Il giovane colonnello, che durante il fallito colpo di Stato era apparso alla televisione nazionale per fare un appello alla resa ai suoi compagni, era infatti riuscito a catturare il malcontento della popolazione, ottenendo un’enorme popolarità.
 
Chávez, il populista, è dunque giunto al potere dopo aver deposto le armi e dato vita a un movimento popolare che gli ha assicurato il successo elettoralo. Pochi giorni dopo il suo insediamento ha iniziato il suo programma di governo indicendo un referendum per chiedere al popolo il consenso alla stesura di una nuova Costituzione, che avrebbe portato alla nascita della Repubblica bolivariana de Venezuela (2000), federazione a parlamento bicamerale, formata da ventitre Stati e dal Distrito Capital.
In definitiva Chávez ha invocato la rivoluzione di Simón Bolívar e cambiato l’assetto politico e istituzionale del Venezuela nel mezzo di forti scontri con l’opposizione e di violente polemiche con gli Stati Uniti. Scontri culminati nel 2004 con il colpo di Stato che lo depose ma da cui uscì indenne[12].
Tuttavia, la sua azione non risponde ad un’ideologia definita e coerente, in quanto mescola elementi di socialismo, nazionalismo, antimperialismo e attacco all’oligarchia.
 
Tra le prime misure intraprese dal nuovo governo vi furono la riduzione dell’autonomia della PDVSA e il cambiamento della regolamentazione nel settore degli idrocarburi. Con la nuova legge del 2001 i diritti pagati dalle compagnie private crebbero dal 1-17% al 20-30% facendo crescere gli introiti petroliferi.
L’economia venezuelana si basa infatti principalmente sulle operazioni di estrazione, raffinazione e commercializzazione del petrolio e di altre risorse minerarie, e la PDVSA domina l’industria petrolifera del paese, il quinto maggiore esportatore di petrolio al mondo. Ciononostante negli ultimi anni il governo ha intrapreso un’importante politica di diversificazione dell’economia e le attività manifatturiere hanno conosciuto una significativa espansione.
 
Sul piano sociale la rivoluzione bolivariana ha impiegato i proventi petroliferi per portare sanità e istruzione ai settori popolari e i risultati non hanno tardato a farsi registrare: nuove scuole, università, cooperative, misure di sostegno alla piccola pesca, programmi di alfabetizzazione, sostegno alle comunità indie, iniziative di credito e microcredito, assistenza medica e sport nei barrios. L’amicizia del Venezuela con Cuba ha infatti portato migliaia di medici, allenatori e maestri cubani nei sobborghi abbandonati di Caracas, in cambio del petrolio venezuelano a prezzi vantaggiosi. Tale amicizia viene però vista con sospetto dagli Stati Uniti e strumentalizzata dall’opposizione per discreditare Chávez.
 
In politica estera l’impegno del Venezuela all’interno dell’OPEC è aumentato e a livello continentale Chávez ha promosso una maggiore integrazione dei paesi latino-americani nel quadro dell’Alternativa Bolivariana para América Latina y el Caribe (ALBA), in contrapposizione all’Area di Libero Commercio delle Americhe (ALCA) favorevole agli interessi statunitensi.
Forte della ricchezza petrolifera e della vocazione rivoluzionaria del suo regime, Chávez ha inoltre tentato di diffonderne l’ideologia nel resto della regione, ottenendo successi in Bolivia, Ecuador, Honduras e Nicaragua, ma scatenando le reazioni di coloro che vi colgono la riedizione del populismo autoritario, ostile al pluralismo e alla democrazia rappresentativa[13].
Inoltre dopo la clamorosa vittoria elettorale del 2006 con cui è stato rieletto Presidente, Chávez ha destituito il vicepresidente e altri ministri e nel 2009 ha modificato ulteriormente la Costituzione garantendosi il diritto alla perpetua rielezione e ampliando il controllo sul potere giudiziario e sui mezzi di comunicazione.
Il governo Chávez non è dunque privo di ambiguità e si caratterizza per un clima di rivoluzione permanente che rende sempre soggetto a colpi di scena il panorama venezuelano[14]. Tuttavia coloro che affermano che Chávez è un golpista dimenticano che ha conquistato il potere in elezioni libere e democratiche e sotto gli occhi degli osservatori internazionali[15].
 
Situazione attuale
 
Dall’inizio del governo di Chávez, Amnesty International ha più volte invitato a rispettare il diritto di riunione e la libertà di espressione, sollecitando altresì le autorità venezuelane a smettere di perseguitare coloro che criticano il governo. Solamente durante il mese di marzo 2010 tre oppositori politici del presidente Hugo Chávez sono stati arrestati e accusati formalmente.
Sono inoltre state denunciate numerose aggressioni nei confronti di giornalisti e difensori dei diritti umani da parte delle forze dell’ordine. L’insicurezza pubblica è un grave problema dovuto all’alto numero di armi in circolazione, senza considerare l’altissimo livello di violenza sulla donne.
Nel 2009 è stata creata un equipe di investigazione per esaminare gli oltre 6.000 casi denunciati di esecuzioni extra-giudiziali di persone che tra il 2000 e il 2007 morirono in scontri con la polizia.
 
 
Cronologia essenziale degli eventi
1811: Indipendenza dalla Spagna
1819: nascita della República de Colombia
1830: indipendenza dalla Federazione e inizio del caudillismo
1945-1948: breve parentesi costituzionale
1952-1958: dittatura di Marcos Pérez Jiménez
1959: Rómulo Betancourt viene eletto Presidente
1960: viene creata la Corporación Venezolana del Petróleo
1969: Rafael Caldera viene eletto Presidente
1974: Carlos Andrés Pérez viene eletto Presidente
1975: nazionalizzazione dell’industria petrolifera
1979: Luis Herrera Campis viene eletto Presidente
1989: Carlos Andrés Pérez viene eletto nuovamente Presidente
1989: il caracazo viene represso nel sangue
1992: tentativo di colpo di Stato guidato da Hugo Chávez
1993: Rafael Caldera viene eletto nuovamente Presidente
1998: Hugo Chávez viene eletto Presidente
2000: Costituzione bolivariana
2004: colpo di stato fallito
2009: referendum di modifica costituzionale
2010: (luglio)Il Governo aumenta il controllo sui mezzi di informazione
2011: Il 7 Luglio Chavez ha dichiarato di essere malato di cancro e di aver subito due interventi chirurgici a Cuba.
2012: Le elezioni presidenziali- 7 Ottobre- confermano Hugo Chavez presidente del Venezuela. Chavez, eletto per la quarta volta, ha ottenuto il 55% dei voti scrutinati.
2013: L'Assemblea nazionale- Martedì 8 Gennaio- su richiesta del presidente Chavez ha deciso di posticipare per motivi di salute la cerimonia d'insediamento.Martedì 5 Marzo, presso l'Ospedale di Caracas dove sera ricoverato dal 18 Febbraio, è morto il Presidente Hugo Chavez, 58 anni. Sono stati decretati sette giorni di lutto nazionale e il prossimo mese, ad Aprile, dovrebbero svolgersi le elezioni presidenziali.(15 Aprile)Nicolas Maduro ha vinto le elezioni presidenziali con il 50.66% dei voti, contro il 49.07% ottenuto dal leader dell'opposizione Henrique Capriles.
Sitografia
http://www.venezuelatuya.com
http://www.amnesty.org
http://www.peacereporter.net
 
Approfondimenti
H. Chávez, A. Guevara, Chávez. Il Venezuela e la nuova America Latina, Firenze, Vallecchi, 2009.
M. Lemoine, Guida storico-politica dell’America Latina, Roma, Edizioni Associate, 1989.
R. Miranda, L. Mastrantonio, Hugo Chávez. Il caudillo pop, Venezia, Marsilio, 2007.
A. Moscato, Il risveglio dell’America Latina, Roma, Alegre, 2008.
F. Strazzari, «Il Bolivarismo di Chávez alla resa dei conti», in Limes, n. 4, 2003, pp. 261-271.
L. Zanatta, Storia dell’America Latina contemporanea, Roma-Bari, Laterza, 2010.

[1]Simón Bolívar viene considerato conservatore per alcuni e leader rivoluzionario per altri, in quanto dopo il fallimento della Prima Repubblica Venezuelana, accantonò il liberalismo dei primi tempi portando avanti un governo forte e centralizzato.
[2]Stato esistente tra il 1819 e il 1831.
[3]M. Lemoine, Guida storico-politica dell'America Latina, Roma, Edizioni Associate, 1989, p. 316.
[4]G. Corna Pellegrini, L'America Latina, Torino, UTET, 1987, p. 167.
[5]Partito fondato nel 1941 da Romulo Betancourt.
[6] G. Corna Pellegrini, op. cit., p. 167.
[7] Il 6 ottobre 1973, giorno della festa ebraica dello Yom Kippur, l’esercito egiziano invase la penisola del Sinai, dando inizio alla “guerra del Kippur”. Il 16 ottobre 1973 il prezzo di un barile di greggio venne portato da 3 a 5 dollari, per poi arrivare a 11,65 dollari nel dicembre dello stesso anno. Cfr. E. Di Nolfo, Dagli imperi militari agli imperi tecnologici, Laterza, Roma-Bari 2004, p. 334.
[8] Leader del Comité de Organización Política Electoral Indipendiente (COPEI).
[9] Durante la protesta persero la vita più di trecento persone.
[10] L. Zanatta, op. cit., p. 209.
[11] A. Moscato, Il risveglio dell'America Latina, Roma, Alegre, 2008, p. 98.
[12] L. Zanatta, op. cit., p. 237.
[13] Ibidem.
[14] Ibidem.
[15] A. Moscato, op. cit., p. 96.
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