Contributi ed Approfondimenti

Contributi ed Approfondimenti (334)

Testimonianze sul campo/ Bogotà, Colombia.

Cari amici che mi seguite dall'Italia,
é la mattina di Natale e sono sceso al centro di Bogotá da dove vi scrivo per farvi gli auguri di Natale, prima che sia ...troppo tardi.
Da quasi sei mesi mi trovo in un  quartiere Afro della periferia sud di Bogotá ed ho dedicato questo tempo a visitare le famiglie nere della zona.
Ho quasi finito la prima visita e sono arrivato alla conclusione che nel raggio di 15 minuti a piedi intorno alla mia casa vivono circa 400 famiglie nere.

In dicembre ho tentato una prima iniziativa in vista del Natale. Ho avuto occasione di conoscere una giovane suora salesiana molto dinamica  che lavora non molto lontano dal mio quartiere ,che muove varie decine di giovani e che mi ha proposto mi inviarmi una quindicina di loro per animare una novena con i bambini neri del quartiere.
Ho riunito i giovani per tre pomeriggi di formazione perchè al preparare la novena tenessero presente che stavano animando bambini neri e non bianchi.
Abbiamo dedicato un pomeriggio alla storia del popolo nero,un altro a cultura e tradizioni nere ed il terzo a preparare temi natalizi che tenessero in conto la realtá concreta del popolo nero che vive nel mio quartiere.
Ogni mattina hanno riunito una cinquantina di bambini in un campetto di calcio che c'è vicino alla mia casa e sembra che abbiano voglia, dopo le feste, di continuare a fare qualcosa con loro.

Dopo la prima visita alle centinaia di famiglie nere del quartiere,dopo la metá di novembre sono tornato a visitare quelli che mi sembravano piú interessati a fare qualcosa insieme ed ho proposto loro di organizzare una Novena natalizia per adulti neri.
Ogni sera ci riunivamo in una famiglia dove arrivavamo con un quadretto di un Natale africano, cantando al ritmo del tamburo.  Nella casa che ci accoglieva toccavamo una delle problematiche che vive il popolo nero in quel quartiere e ci chiedevamo  in che modo il Natale illuminava quelle realtá.
Ogni sera ci accompagnava una decina di adulti.

Ieri sera, 24 di dicembre , abbiamo concluso la Novena nella mia casa.
Appoggiando su cassette e secchielli le assi del letto, ho preparato 22 posti a sedere nella sala della mia casa. Lí abbiamo celebrato la Messa di Natale.
Dopo la Messa , ognuno era stato invitato a portare qualcosa da condividere ed abbiamo festeggiato con biscotti, brioches, dolcetti fatti in casa,bibite e vino.
Io ho preparato uno scodellone di natiglia, che é una specie di budino, dolce tipico in Colombia per le feste di fine anno, che in questi anni ho imparato a preparare.

Organizzare questo tipo di cose in quel quartiere non è facile e va contro corrente perchè, essendo un quartiere conosciuto come uno dei piú poveri, marginati e violenti della periferia della capitale, in dicembre tutte le organizzazioni del governo e non governative, associazioni e chiese si scatenano e visitano il settore , portando soldi, cibo, regali , abituando la gente ad aspettare sempre che gli si regali qualcosa. Il povero è visto come oggetto da riempire di regali, perchè i ricchi si mettano cosí la coscienza a posto e non come un soggetto che pensa, costruisce ed è capace di dare.
Alcuni mi dicevano che non sarei mai riuscito a riunire gente se non offrendo loro cibo o soldi.
Invece ,anche se con un piccolo gruppo, ci siamo riusciti.

Ricordo in particolare la sera in cui ci siamo riuniti nella casa di Luzmarina. In un momento della Novena in cui ognuno poteva esprimere spontaneamente ció che voleva, la padrona di casa disse:" Ringrazio il Signore per la presenza di Padre Franco nel nostro quartiere. Grazie a lui questassera ho visto persone nere che non conoscevo varcare per la prima volta la porta della mia casa, ci siamo salutati, abbiamo imparato i nostri nomi, abbiamo condiviso i nostri problemi e la nostra fede e fra qualche minuto mi daró il piacere di offrire ad ognuno di loro una tazza di cioccolata calda."
E' la prima volta in questi mesi che qualcuno mi ringrazia perchè sto condividendo la vita del quartiere.

Non è stato il Natale delle grandi cattedrali gremite di gente osannante e delle eleganti corali, ma un Natale con sapore a Betlemme,  di piccoli numeri, di semplici gesti di accoglienza, di emarginati che si incontrano, di poveri che si salutano e si sorridono per la prima volta in una immensa periferia che spinge la gente a chiudersi nell'individualismo, di vicini di casa che si invitano a mangiare e bere qualcosa insieme mentre condividono le problematiche della loro vita e cercano insieme ,alla luce della Parola, sentieri di speranza, di organizzazione, di vita nuova.

E' solo un piccolo seme che siamo riusciti a seminare.
La mia speranza, al terminare quest'anno è che quel seme possa, nel prossimo anno, crescere e diventare una pianticella, che quell'incontrarsi possa diventare un organizzarsi per affrontare insieme i molti problemi di un quartiere di emarginati.
Anche a tutti voi voglio augurare, in questi giorni di Natale, di poter sperimentare le piccole gioie di incontri fraterni, di sorrisi nuovi, di semplici gesti di solidarietá, di una fraternitá che cresce...
Buon Natale.

FrancSorridente

* Padre Franco Nascimbene, missionario comboniano in Colombia, è l'autore del contenuto.

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1° Gennaio 2016/ "Giornata Mondiale della Pace".

In occasione della 49a Giornata Mondiale della Pace del 1° gennaio 2016, manifestando il proprio sostegno al messaggio di Papa Francesco “Vinci l’indifferenza e conquista la pace”,la Comunità di Sant’Egidio invita tutti a cominciare il nuovo anno in modo diverso: usciamo dalle nostre case per dire no alla guerra e ai troppi muri che separano gli uomini, creano distanza e conducono alla violenza. Nell’anno della Misericordia, di fronte a troppe vittime dei conflitti in corso e a milioni di uomini e donne costretti ad abbandonare le terre, si svolgeranno, a Roma e in oltre 800 città di tutti i continenti, marce e iniziative pubbliche per lanciare un messaggio forte alla comunità internazionale: vincere la rassegnazione di fronte alle guerre e al terrore, favorire l’accoglienza e l’integrazione fra i popoli, rendere più umane e vivibili le periferie del mondo. Durante la Marcia verranno ricordati tutti i conflitti ancora aperti nei diversi continenti, a partire da Paesi come la Siria, l’Iraq e la Nigeria.

Fonte: http://www.santegidio.org/pageID/3/langID/it/itemID/14884/Pace-in-tutte-le-terre-2016-una-marcia-contro-l-indifferenza.html

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Premio della Pace "Die AnSfitter" di Stoccarda 2014.

Il premio della pace del movimento civico “Die AnStifter” di Stoccarda 2014 è stato assegnato, lo scorso 6 Dicembre, a Giuseppina Maria Nicolini, sindaco delle due isole mediterranee di Lampedusa eLinosa. Giusi Nicolini riceve questo riconoscimento per i suoi meriti, per le sue chiare parole di critica al comportamento indegno dell’Unione Europea nei confronti dei profughi ai suoi confini esterni, e per l’aiuto, dato in tutti i modi possibili, a quelli che sono riusciti a raggiungere le isole.

Il premio di 5000 Euro viene assegnato ormai da 13 anni. Alla votazione hanno partecipato 458 membri degli “Die AnStifter”.

“Il premio della pace di quest’anno onora una donna che si impegna a favore di coloro che sono riusciti a fuggire dall’inferno della Siria e della Libia, per poi venire però crudelmente piantati in asso dall’Unione Europea”, spiega Fritz Mielert, capo degli “Die AnStifter”.

“Proprio in tempi in cui l’Unione Europea, detentrice del Premio Nobel per la pace, resta inerte e non fa nulla per impedire la morte di migliaia di profughi, questa scelta degli “Die AnStifter” è un chiaro segno di umanità.Giusi Nicolini ha ottenuto il 28 % dei voti al secondo turno elettorale. Al secondo posto, con l’11 % dei voti, troviamo il medico palestinese Dr. Izzeldin Abuelaish, mentre il terzo posto va all’iniziativa pacifista “Niente armi dal lago di Costanza”.

Fonte: http://www.die-anstifter.de/2015/05/giusi-nicolini-lampedusa-riceve-il-premio-della-pace-del-2015-a-stoccarda/

Ulteriori informazioni sul ‚Premio della pace‘ del movimento civico ‚Die
AnStifter‘ di Stoccarda http://www.stuttgarter-friedenspreis.de

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"2016: Il mondo che verrà".

Come ogni anno, l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale ( ISPI) ha elaborato un Dossier- 2016: Il mondo che verrà- attinente ai possibili scenari e orientamenti di politica mondiale dell'"anno che verrà".
Invitiamo le amiche  e gliamici di Lapaco alla lettura del Dossier.

Fonte: http://www.ispionline.it/it/articoli/articolo/usa-americhe-sicurezza-russia-eurasia-mediterraneo-medio-oriente-emergenzesviluppo-diritto-internazionale-asia-energia-europa-italia-global-governance-africa/2016-il-mondo-che-verra

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Serena festività.

  Serena festività alle amiche e agli amici di Lapaco!

 

La pace non è una questione di uomini che si battono o non si battono. Per avere un senso agli occhi di quelli che non hanno conosciuto che la sofferenza, essa deve tradursi  in pane, in riso, in ripari, in sanità e in educazione ma soprattutto in libertà e in dignità umana.

Affinché la pace si insatalli, i diseredati e i sotto alimentati del mondo debbono cominciare ad avere la speranza di un nuovo giorno e di una nuova vita.

Ralph Bunche*

Ralphe Bunche ( 1904-1971). Diplomatico . Primo uomo di colore  statunitense ad aver ricevuto, nel 1950, il Premio Nobel per la Pace.

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Testimonianze sul campo: Quito, Ecuador.

A Quito, così come in tutto l’Equador, da qualche tempo si respira un’aria tesa. Come sai c’è un presidente eletto legittimamente dalla popolazione, così come tutti i parlamentari. Ciò che causa un po’ di malessere è dovuto alla maggioranza assoluta dei parlamentari affini al governo che, in ogni pronunciamento del presidente della repubblica, cercano di far valere il loro numero per legislare a suo favore.

Più concretamente qualche giorno fa, si è svolta una votazione riguardante delle riforme alla costituzione. Il processo di discussione è durato oltre un anno, ma la decisione definitiva ha sollevato polemiche nell’opposizione, che fin dall’inizio aveva chiesto che, visto i temi così trascendentali, era molto meglio chiedere il parere di tutti i cittadini. Questa voce non è stata ascoltata e la votazione in parlamento si è svolta tra le più alte misure di sicurezza: oltre 2000 poliziotti nelle strade della città per proteggere la sede del parlamento e dividere le manifestazioni a favore e contro la votazione. Purtroppo la tensione era alta e ci sono stati dei tafferugli e qualche ferito.

Personalmente credo che, anche se legittimati dalla legge, il governo e i parlamentari della maggioranza avrebbero potuto cercare un modo per dialogare con l’opposizione, invece di scontrarsi frontalmente. Speriamo che la situazione non degeneri, visto che certi gruppi di indios e altri settori dell’opposizione hanno annunciato manifestazioni continue nelle prossime settimane.

La Chiesa ufficiale dell’Equador non si è pronunciata al rispetto, restando al margine di tutta la situazione; anche se in generale se respira certa insofferenza verso l’attuare del governo che sembra sempre più autoritario.

Un altro tema negli ultimi giorni ha creato un grosso malessere in tutta la comunità cubana presente in Equador. Non è la più numerosa, ma rappresenta comunque una buona percentuale degli stranieri che vivono qui. Cos’è successo? Il governo, vista la situazione di esodo massivo dall’isola di Cuba, per raggiungere gli Stati Uniti, ha deciso di chiedere un visado obbligatorio a tutti i cubani che passeranno per il territorio equadoregno. Finora la popolazione di origine cubana che voleva entrare nel Paese poteva farlo solo con il passaporto (come gli europei); da adesso in poi dovranno farlo per forza con un visado che sarebbe concesso dall’ambasciata equadoregna di Cuba. Si capisce perfettamente perchè i cubani si sentano “traditi” dal governo dell’Equador.

Come comboniani continuiamo nelle nostre attività abituali, anche se si comincia ad avvertire la difficoltà del personale: siamo sempre meno, e sempre più vecchi. Vivendo nella casa di formazione per i giovani che vogliono intraprendere la vida missionaria comboniana, mi rendo conto dell’emergenza vocazionale. Qui c’è un solo postulante (giovane nella prima tappa di formazione, delle 3 previste prima di considerarsi a tutti gli effetti comboniani). Perciò, caro amico/cara amica, la maggiore necessità che viviamo in questo momento è la carenza di giovani che vogliano dedicare la loro vita al Signore, come missionari comboniani. Ti chiedo una preghiera che, per mezzo dello Spirito Santo, susciti giovani “decisi e coraggiosi” come diceva san Daniele Comboni, per continuare l’opera del Padre, la costruzione del regno di Dio.

Carissimo/a, non posso concludere questa lettera senza desiderarti di vivere questo nuovo Natale, pieno di speranza e gioia, perchè in tempi difficili, di paura e insicurezza, i cristiani devono distinguersi per l’allegria dell’annuncio della Buona Notizia, specialmente in quest’anno santo della misericordia.

I miei migliori auguri e un nuovo anno pieno di benedizioni.

* L'autore del contenuto è Fratel Simone Bauce, missionario comboniano in Ecuador.

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Libia/ Accordo per la formazione di un Governo di unità nazionale.

E stato firmato Giovedì 17 Dicembre a Shkirat, in Marocco, un accordo che prevede la formazione di un governo di unità nazionale in Libia entro 40 giorni.

Questo accordo avviene dopo la riunione di Roma dello scorso 13 Dicembre.

Presentiamo alla attenzione delle amiche e degli amici di Lapaco il documento, Libia: nuovo inizio( o altro passo falso?), pubblicato dall'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale( Ispi).

 

Fonte:Ispi, http://www.ispionline.it/articoli/articolo/mediterraneo-medio-oriente/libia-nuovo-inizio-o-altro-passo-falso-14337

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Conferenza di Roma sulla Libia/ Intesa tra le parti in conflitto per dare vita ad un governo unitario.

Domenica 13 Dicembre si è conclusa la Conferenza di Roma sulla Libia. Le parti libiche in conflitto hanno raggiunto un' intesa per dare vita nei prossimi giorni ad un governo unitario. Riportiamo sul sito il documento diffuso al termine della Conferenza dai rappresentanti dei 17 Paesi che hanno preso parte - con le Nazioni Unite, Unione Europea, Lega Araba e Unione Africana.

 

Affermiamo il nostro pieno appoggio al popolo libico per il mantenimento dell’unità della Libia e delle sue istituzioni che operano per il bene dell’intero paese. E’ necessario con urgenza un Governo di Concordia Nazionale con sede nella capitale Tripoli al fine di fornire alla Libia i mezzi per mantenere la governance, promuovere la stabilità e lo sviluppo economico. Siamo a fianco di tutti i libici che hanno richiesto la rapida formazione di un Governo di Concordia Nazionale basato sull’Accordo di Skhirat, ivi compresi i rappresentanti della maggioranza dei membri della Camera dei Rappresentanti e del Congresso Nazionale Generale, degli indipendenti, delle Municipalità, dei partiti politici e della società civile riunitisi a Tunisi il 10-11 dicembre. Accogliamo con favore l’annuncio che i membri del dialogo politico firmeranno l’accordo politico a Skhirat il 16 dicembre. Incoraggiamo tutti gli attori politici a firmare questo accordo finale il 16 dicembre e rivolgiamo a tutti i libici un appello affinché si uniscano nel sostegno dell’Accordo Politico per la Libia e il Governo di Concordia Nazionale.

Ribadiamo il nostro forte impegno a favore della sovranità, integrità territoriale e coesione sociale della Libia e rifiutiamo qualsivoglia ingerenza straniera in Libia. Sosteniamo gli sforzi del popolo libico per trasformare la Libia in uno Stato sicuro, democratico, prospero e unito, all’interno del quale tutti i suoi popoli possano riconciliarsi, e l’autorità statale e lo stato di diritto possano essere ripristinati.

Apprezziamo gli sforzi compiuti dai paesi vicini, dall’Unione Africana, dalla Lega degli Stati Arabi e dall’Unione Europea per contribuire al raggiungimento di questi obiettivi.

Un Governo di Concordia Nazionale è essenziale per affrontare, insieme alla comunità internazionale, le cruciali sfide umanitarie, economiche e di sicurezza del paese, inclusi Daesh e altri gruppi estremisti e organizzazioni criminali impegnati in ogni tipo di contrabbando e traffico illecito, compreso quello di esseri umani. Esprimiamo la nostra solidarietà alle famiglie di coloro che hanno perso la vita nel corso del conflitto in Libia. Dichiariamo la nostra determinazione a lavorare con il Governo di Concordia Nazionale per sconfiggere gli affiliati di Daesh in Libia e eliminare la minaccia che essi rappresentano per la sicurezza internazionale e della Libia. Ribadiamo il nostro pieno appoggio all’applicazione della Risoluzione 2213 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e delle altre Risoluzioni in materia per affrontare le minacce alla pace, sicurezza e stabilità della Libia. I responsabili della violenza e coloro che impediscono e minacciano la transizione democratica della Libia devono essere chiamati a rispondere delle loro azioni.

Riconosciamo e appoggiamo appieno l’Accordo Politico per la Libia e le istituzioni da esso previste e ci impegniamo a sostenere il Governo di Concordia Nazionale come l’unico governo legittimo della Libia. Porremo fine a tutti i contatti ufficiali con soggetti che sostengono di far parte di istituzioni non legittimate dall’Accordo Politico per la Libia. Siamo al fianco delle istituzioni economiche nazionali libiche, compresa la Banca Centrale di Libia, la Società Petrolifera Nazionale, National Oil Corporation (NOC) e l’Autorità di Investimento Libico (LIA) che devono operare sotto la supervisione di un Governo di Concordia Nazionale incaricato di preservare e proteggere le risorse della Libia ad esclusivo beneficio del suo popolo.

Siamo pronti a sostenere l’attuazione dell’accordo politico e ribadiamo il nostro deciso impegno ad assicurare al Governo di Concordia Nazionale pieno appoggio politico e l’assistenza richiesta in campo tecnico, economico, di sicurezza e anti-terrorismo.

Invitiamo tutte le parti ad accettare un cessate il fuoco immediato e totale in tutta la Libia. Riaffermiamo il nostro impegno a fornire assistenza umanitaria ai libici in stato di necessità. E’ necessario garantire un transito sicuro agli aiuti destinati ad alleviare la crisi umanitaria, in particolare a Bengasi..

Appoggiamo pienamente gli sforzi del Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite Martin Kobler volti ad agevolare il Processo del Dialogo Libico ed esprimiamo il nostro apprezzamento per il lavoro della Missione di Sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL) a tale scopo.

Algeria, Arabia Saudita, Cina, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Francia, Germania, Giordania, Italia, Marocco, Qatar, Regno Unito, Russia, Spagna, Stati Uniti, Tunisia, Turchia, Unione Europea, Nazioni Unite, Lega degli Stati Arabi, Unione Africana.

 

Fonte: http://www.esteri.it/mae/it/sala_stampa/archivionotizie/comunicati/2015/12/ministerial-meeting-for-libya-joint.html

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La condizione dell'esiliato.

Alexis Nuselovic( Nouss) insegna letteratura generale e comparata alla Università d'Aix-Marsiglia. Nel suo ultimo lavoro, La condition de l'exilé, Nouselovici sostiene che i termini "immigrati" o "migranti" inducono in errori. L'autore cita numerose fonti mettendo insieme l'attualità alla letteratura e alla storia.Per capire bene quanti individui - e, nelle drammatiche condizioni di cui siamo spettatori ogni giorno- abbandonano la propria terra per cercare un futuro migliore, sarebbe opportuno, indica lo studioso, pensarli come esiliati. Ovvero come donne e uomini che sono stati costretti a partire e che nel contempo non riescono a mettere da parte la propria origine. L'autore spiega che i modelli legati a nozioni come la migrazione, e anche l'asilo, si ricollegano ad una chiave di lettura che tende a inserire la persona che lascia il proprio paese in una categoria e dunque a segnarla, a commiserarla. Per Nouselovici se alla persona venisse attribuito lo stato di esiliato si comprenderebbe nella giusta luce la sua condizione.

Fonte: G. Milani, Da migrante a esiliato, Internazionale n.1131, 4/10 Dicembre 2015, p.94

Per saperne di più: https://lectures.revues.org/19393

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Razzismo, diritti umani/ Progetto "Together!"

Nell’ambito delle azioni previste dal progetto “Together! Accrescere le capacità delle forze dell’ordine e delle organizzazioni della società civile di rendere visibili di crimini d’odio”, Lunaria e l’Osservatorio sul razzismo e le diversità dell’Università di Roma 3 invitano operatori, attivisti e volontari delle associazioni del terzo settore attive nella tutela dei diritti umani e nella lotta contro le forme di razzismo e discriminazione contro i membri di gruppi minoritari ad una iniziativa di formazione sui crimini di odio.

Il percorso formativo, elaborato da un team internazionale di esperti, punta a incrementare le capacità e gli strumenti a disposizione per riconoscere e trattare i crimini d’odio, ovvero tutti queireati commessi contro le persone e le proprietà che hanno fra i loro moventi il razzismo e la discriminazione e che si basano su stereotipi e pregiudizi nei confronti delle vittime. Il percorso formativo proposto è organizzato in moduli didattici che affrontano aspetti specifici e prevede l’analisi di casi concreti anche a partire dalle conoscenze e dalle esperienze dei partecipanti.

I formatori costruiranno dei contesti di ascolto e di interazione e punteranno a fornire competenze interdisciplinari, legate sia all’ambito sociologico e psicologico sia alle competenze legali con l’obiettivo di accrescere le capacità di: riconoscere le dinamiche che contraddistinguono i crimini d’odio e l’impatto che essi hanno sull’intera società; mettere in campo azioni e strumenti adatti al supporto delle vittime e delle collettività coinvolte; conoscere ed essere in grado di applicare la legislazione nazionale sugli hate crime; accrescere le capacità di monitoraggio e di denuncia dei casi alle forze dell’ordine.

I partecipanti potranno quindi acquisire strumenti e competenze sui diversi aspetti connessi ai crimini d’odio: dall’aggiornamento sulla normativa e sulle procedure legali per la denuncia, agli strumenti di assistenza e supporto alle vittime, fino alla relazione con le forze dell’ordine e l’importanza della denuncia e del monitoraggio. I materiali didattici sono stati adattati ai diversi contesti legislativi nazionali e alle specificità socio-culturali di ogni contesto.

Contenuti della formazione:

  • Cosa sono gli hate crime – Le differenze tra i crimini di odio e altri fenomeni correlati; pregiudizi e stereotipi alla base delle condotte di odio; l’impatto dei crimini d’odio sulle vittime, sulle loro collettività e sull’intera società, i cicli dell’odio; i rischi della normalizzazione dell’intolleranza.

  • La normativa internazionale e nazionale – I crimini d’odio nel diritto internazionale; la legislazione internazionale sui diritti umani, gli obblighi delle forze dell’ordine e le possibilità di intervento delle organizzazioni della società civile; la legislazione italiana e la giurisprudenza: quali vittime e quali procedure.

  • Metodologie e strumenti di sostegno alle vittime di hate crime – Pratiche di sostegno alle vittime; il supporto nella collettività attraverso le reti sociali e associative; l’intervento nei territori; la prevenzione

  • La collaborazione fra società civile e forze dell’ordine – Paure e rischi nelle attività di denuncia e ostacoli all’avvio delle indagini; il ruolo degli attivisti nelle fasi di denuncia e di indagine; esempi di collaborazione; l’importanza del monitoraggio come strumento di prevenzione; il monitoraggio come strumento di advocacy e di lobby.

La partecipazione al corso è gratuitae sarà rilasciato un attestato. Per informazioni e iscrizioniscrivere entro il 7 dicembre a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. La sessione di formazione sarà ripetuta anche il 30 gennaio e il 6 febbraio in una sede da definire.

 

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