Testimonianze sul campo: Quito, Ecuador. In evidenza

A Quito, così come in tutto l’Equador, da qualche tempo si respira un’aria tesa. Come sai c’è un presidente eletto legittimamente dalla popolazione, così come tutti i parlamentari. Ciò che causa un po’ di malessere è dovuto alla maggioranza assoluta dei parlamentari affini al governo che, in ogni pronunciamento del presidente della repubblica, cercano di far valere il loro numero per legislare a suo favore.

Più concretamente qualche giorno fa, si è svolta una votazione riguardante delle riforme alla costituzione. Il processo di discussione è durato oltre un anno, ma la decisione definitiva ha sollevato polemiche nell’opposizione, che fin dall’inizio aveva chiesto che, visto i temi così trascendentali, era molto meglio chiedere il parere di tutti i cittadini. Questa voce non è stata ascoltata e la votazione in parlamento si è svolta tra le più alte misure di sicurezza: oltre 2000 poliziotti nelle strade della città per proteggere la sede del parlamento e dividere le manifestazioni a favore e contro la votazione. Purtroppo la tensione era alta e ci sono stati dei tafferugli e qualche ferito.

Personalmente credo che, anche se legittimati dalla legge, il governo e i parlamentari della maggioranza avrebbero potuto cercare un modo per dialogare con l’opposizione, invece di scontrarsi frontalmente. Speriamo che la situazione non degeneri, visto che certi gruppi di indios e altri settori dell’opposizione hanno annunciato manifestazioni continue nelle prossime settimane.

La Chiesa ufficiale dell’Equador non si è pronunciata al rispetto, restando al margine di tutta la situazione; anche se in generale se respira certa insofferenza verso l’attuare del governo che sembra sempre più autoritario.

Un altro tema negli ultimi giorni ha creato un grosso malessere in tutta la comunità cubana presente in Equador. Non è la più numerosa, ma rappresenta comunque una buona percentuale degli stranieri che vivono qui. Cos’è successo? Il governo, vista la situazione di esodo massivo dall’isola di Cuba, per raggiungere gli Stati Uniti, ha deciso di chiedere un visado obbligatorio a tutti i cubani che passeranno per il territorio equadoregno. Finora la popolazione di origine cubana che voleva entrare nel Paese poteva farlo solo con il passaporto (come gli europei); da adesso in poi dovranno farlo per forza con un visado che sarebbe concesso dall’ambasciata equadoregna di Cuba. Si capisce perfettamente perchè i cubani si sentano “traditi” dal governo dell’Equador.

Come comboniani continuiamo nelle nostre attività abituali, anche se si comincia ad avvertire la difficoltà del personale: siamo sempre meno, e sempre più vecchi. Vivendo nella casa di formazione per i giovani che vogliono intraprendere la vida missionaria comboniana, mi rendo conto dell’emergenza vocazionale. Qui c’è un solo postulante (giovane nella prima tappa di formazione, delle 3 previste prima di considerarsi a tutti gli effetti comboniani). Perciò, caro amico/cara amica, la maggiore necessità che viviamo in questo momento è la carenza di giovani che vogliano dedicare la loro vita al Signore, come missionari comboniani. Ti chiedo una preghiera che, per mezzo dello Spirito Santo, susciti giovani “decisi e coraggiosi” come diceva san Daniele Comboni, per continuare l’opera del Padre, la costruzione del regno di Dio.

Carissimo/a, non posso concludere questa lettera senza desiderarti di vivere questo nuovo Natale, pieno di speranza e gioia, perchè in tempi difficili, di paura e insicurezza, i cristiani devono distinguersi per l’allegria dell’annuncio della Buona Notizia, specialmente in quest’anno santo della misericordia.

I miei migliori auguri e un nuovo anno pieno di benedizioni.

* L'autore del contenuto è Fratel Simone Bauce, missionario comboniano in Ecuador.

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