"Il sole splende per tutti". In evidenza

Invitiamo le amiche e gli amici di Lapaco alla lettura dell'articolo di Amra Haseljic, Il sole splende per tutti. Amra è una educatrice d'infanzia. L'articolo- che, lo scorso Ottobre, è stato pubblicato sul periodico quadrimestrale "Momo mondo Montessori"- è una bella e intensa testimonianza su come interagire con i bambini, un'analisi e una traduzione del pensiero della pedagogista Maria Montessori.

Il sole splende per tutti1

Approcciare la diversità nei primi tre anni di vita secondo il metodo

Montessori: un’esperienza sul campo

 

In una società globale e multiculturale come la nostra, dare ai bambini l’opportunità di conoscere il

diverso sin dalla prima infanzia è condizione essenziale per l’apprendimento, poiché solo attraverso la

conoscenza può nascere un più profondo rispetto verso altre popolazioni, culture e stili di vita.Questo è il racconto di un’esperienza sul campo su come insegnare la diversità nei primi tre anni di vita

seguendo il metodo Montessori e introducendo al bambino il multiculturalismo attraverso l’uso di una lingua

diversa dalla lingua madre e presentandogli oggetti appartenenti alle culture diverse.

Lavoro nel nido I nostri piccoli sorrisi dal 2010, suo anno di apertura. All’interno delle quattro sezioni Piccoli,

Medi 1, Medi 2 e Grandi, la struttura accoglie 60 bambini di età tra i 3 e i 36 mesi.

Finora fra gli iscritti che abbiamo accolto vi è stato un solo bambino straniero e circa una decina di bambini nati

da unioni miste. Realtà questa ben in controtendenza rispetto al numero della popolazione residente nella

Capitale: al 31/12/2013, nel suo territorio, erano registrati 2.872.021 residenti di cui 363.563 stranieri, ovvero il 12,4% del totale2. Inoltre la popolazione straniera registrata di età tra i 0 e i 3 anni era di 16.264 unità.In un

contesto sociale come quello italiano, quindi, in cui gli immigrati non sono più una presenza esotica ma

componente della struttura socio-economica del Paese, a mio avviso nasce la necessità di condividere le diversità

culturali che concorrono a formare il nostro orizzonte culturale anche attraverso una comunicazione linguistica

plurale sin dalla primissima infanzia. Si rende inoltre necessario riflettere sulle possibili prospettive future dei

nostri bambini, perché la società post moderna in cui vivono – fatta di comunicazione veloce, Internet e voli low

cost – offre loro un’opportunità di conoscenza dell’altro e del diverso maggiore rispetto al passato, dandogli le

opportunità di studio e lavoro migliori rispetto al proprio contesto socio-economico. Per il bambino, pertanto,

acquisire un’educazione imperniata di elementi multiculturali fin dalla prima infanzia è una condizione, a mio

parere, irrinunciabile. Approcciare la diversità in una realtà omogenea

 

L’idea di approcciare la diversità in una realtà quasi omogenea come quella in cui lavoro è nata gradualmente e

in modo puramente spontaneo: non solo tramite l’osservazione dello stesso bambino e del suo atteggiamento

aperto e curioso verso la conoscenza, ma anche grazie alla mia condizione di immigrata.

Sono arrivata in Italia più di vent’anni fa e ho iniziato in questo Paese il mio percorso formativo, quando ancora

non conoscevo la lingua. Grazie all’inglese – che mi ha fatto da lingua-tramite – e al forte desiderio di conoscere

un mondo diverso dal mio, sono riuscita progressivamente a integrarmi assorbendo la lingua e la cultura locali,

vivendo serenamente la compresenza di elementi culturali bosniaci e italiani, sentendomene arricchita. Con il finire degli studi ho cominciato a viaggiare e incrementare sempre più la mia conoscenza delle diversità. Ed è

proprio da questi miei viaggi che ho maturato l’idea dell’importanza dell’approccio al diverso a partire dalla

prima infanzia, età in cui il bambino vive con entusiasmo qualsiasi novità gli venga proposta.

Per molto tempo ho custodito e portato con me questa consapevolezza fino ad avere la possibilità di tradurla nei

fatti col mio lavoro di educatrice e con il Cestino dei viaggi, una modalità educativa che ho messo a punto negli

anni e che utilizzo con i bambini di età tra i 24 e i 36 mesi.

 

Da ogni viaggio riporto un oggetto curioso da

presentare ai bambini – uno strumento musicale, un utensile caratteristico – per fargli conoscere culture diverse e

lontane. Attraverso questi oggetti descrivo loro il luogo in cui ho viaggiato e arricchisco il racconto con ulteriori

informazioni: i mezzi di trasporto che ho usato, gli animali che ho incontrato e il clima che ho trovato. I racconti

sono sempre brevi e chiari, la scelta lessicale idonea alla loro fascia d’età. La risposta dei bambini è

sorprendente: seguono il racconto con estrema attenzione e, spinti dalla curiosità, chiedono di poter rivedere gli

oggetti presentati. La mia didattica sul multiculturalismo viene introdotta da racconti in cui descrivo le caratteristiche

geomorfologiche del paese utilizzando categorie contrapposte quali montuoso/pianeggiante, coltivato/deserto,

freddo/caldo, per poi passare alla presentazione concreta dell’oggetto contenuto nel Cestino e invitare i bambini

a entrare in contatto con esso attraverso il tatto, la vista, l’olfatto e l’udito. L’attività può essere svolta con un

solo bambino o in gruppo, disponendosi su un tappeto o riuniti intorno a un tavolino e suddividendo la lezione in

tre tempi seguendo l’impostazione ideata da Séguin3. Inizialmente il numero degli oggetti presentati è limitato a

3 o 4, quando poi il bambino dimostra di aver compreso la natura degli oggetti stessi, ne aumento il numero. Un esempio: Marocco

 

- Una cintura di pelle, perle e metallo;

- Un foulard brillante, orlato di perle rivestite di fili di cotone;

- Un tamburello di legno e pelle;

- Un portachiavi a forma di babbuccia marocchina;

- Una saponetta al profumo di gelsomino da spalmare sul polso (odore gradevole);

- Olio di argan (odore meno gradevole);

- Un piccolo macina pepe di metallo inciso;

- Un cammello di gomma;

- Una scatolina di legno che si apre con un pomello da cui esce un piccolo serpente (la curiosità che supera la

paura).

 

Immersione nella L2 attraverso le attività Montessori

 

Parlare di culture diverse a bambini così piccoli implica almeno un’introduzione all’esistenza di una lingua

diversa dalla lingua madre (L1). In questa fascia d’età le lingue non vanno insegnate, ma utilizzate poiché una

serie di studi sperimentali ha evidenziato che “i bambini fino agli 8-10 mesi possiedono solo la memoria

implicita e che la consapevolezza inizia a svilupparsi lentamente dopo i 10 mesi”4. Una delle caratteristiche della

memoria implicita è che l’acquisizione di conoscenze avviene senza necessità di concentrarsi e che le

conoscenze memorizzate vengono utilizzate in forma automatica. L’acquisizione implicita permette di

comprendere e di parlare una lingua in maniera automatica e fluente. Ecco perché è importante immergere i

bambini nella seconda lingua (L2) attraverso la routine quotidiana.

 

Attività usate nelle sezioni Medi/Grandi:

 

-Ogni mattina invitare i bambini al saluto mattutino cantando in italiano/inglese: “Buongiorno ad Alba, Hello to

Alba...”. Sporadicamente si possono usare anche piccoli strumenti musicali o variare le canzoncine per

mantenere vivo l’interesse del bambino;

 

- A ogni compleanno, cantare “Tanti auguri” e “Happy birthday”;

- Durante la merenda, introdurre i nomi dei frutti di stagione in lingua inglese;

- Prima del pranzo cantare “Are you hungry?”;

- Prima della ninna contare fino a dieci in italiano/inglese e augurare “Buonanotte/Good night”;

- Durante il cambio introdurre in italiano/inglese i nomi delle parti del corpo e dei vestiti;

-A Natale cantare delle canzoncine natalizie in italiano/inglese con l’accompagnamento del carillon e di una

candela. Quest’attività è molto amata dai bambini poiché ognuno di loro aspetta il suo turno per far suonare il

carillon;

 

- Durante il periodo di Halloween intagliare la zucca cantando filastrocche in inglese;

-Durante le attività psicomotorie, introdurre vocaboli come: stop, walk, run, jump, sit down, stund up e turn

around; -Creare un libro sullo stile di My Very First Book of Animal Homes di Eric Carle. Per crearlo abbiamo utilizzato

diverse tecniche di pittura, ritagli e collage di carta liscia/ruvida. I vocaboli usati sono stati: fish/water,

dog/doghouse, bird/nest, bee/hive e my family/house. Vorrei sottolineare, in conclusione, che dare a bambini così piccoli l’opportunità di toccare, sentire, vedere e annusare il diverso, è per me condizione essenziale per l’apprendimento. Essenziale poiché solo attraverso la

conoscenza può nascere e svilupparsi un più profondo rispetto verso altre popolazioni, le loro componenti

culturali, i loro stili di vita. La mancanza di conoscenza genera timore e pregiudizio, a volte persino odio e per

abbattere le eccessive categorizzazioni che danno luogo ai pregiudizi è necessario partire dall’infanzia, momento

in cui l’essere umano è più aperto al gioco, all’apprendimento curioso. Purtroppo per noi, però, la società

occidentale non dà la giusta importanza all’educazione fin dalla primissima infanzia, basti pensare che fino a non

molto tempo fa il servizio di asilo nido veniva concepito solo come “servizio alle famiglie ” privandolo così

quasi totalmente della sua fondamentale componente educativa. Dobbiamo tenere ben presente che il bambino, grazie alla sua curiosità e alla sua apertura è materia fertile e il

tramite perché si diffondano concetti come uguaglianza sociale, rispetto delle condizioni di vita di ogni essere

umano, negazione dello sfruttamento.

Il bambino, pertanto, è portatore di pace. Non dimentichiamo mai questo concetto e teniamo sempre a mente le splendide parole di Margherita Hack: “Cerchiamo di vivere in pace, qualunque sia la nostra origine, la nostra fede, il colore della nostra pelle, la

nostra lingua e le nostre tradizioni. Impariamo a tollerare e ad apprezzare le differenze. Rigettiamo con forza

ogni forma di violenza, di sopraffazione, la peggiore delle quali è la guerra”.

 

 

 

 

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1Petronio Arbitro

2Popolazione straniera in Italia per motivi di lavoro, di studio o personali residente nel Comune di Roma al 31 dicembre del 2013

(non comprende gli immigrati irregolari). Elaborazione su dati Istat (alcuni valori sono stimati).

3 Vedi «Maria Montessori da Il metodo a La scoperta del bambino», Paola Trabalzini

 

4«Neuropedagogia delle lingue. Come insegnare le lingue ai bambini», Franco Fabbro

 


 

Ultima modifica ilSabato, 21 Novembre 2015 13:39
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