Bahrain

Regno del Bahrain.
 
Forma di Governo: Monarchia ereditaria.
Superficie:757, 5 kmq
Popolazione: 1 234 571 ab.(cen.2010)
Capitale:Manama 176 909 ab.(2006)
Confini e territorio:Arcipelago del Golfo Persico, al largo della costa orientale dell’Arabia Saudita e a Nord della penisola del Qatar.
 
Origini crisi.
Già protettorato britannico(dal 1861) il Bahrain(costituito da 33 isole)divenne indipendente il 14 Agosto 1971. Dal 1782 le isole passarono sotto il controllo della dinastia Al –Khalifa.[1] La rivoluzione in Iran del 1979 provocò una forte tensione in seno alla comunità religiosa musulmana.: una guerra confessionale tra  i sunniti ( il 20% della popolazione) e gli sciiti(70% della popolazione), tra la classe dirigente e la parte meno favorita della popolazione.
Nel 1981 il Bahrain costituì insieme ad Arabia Saudita-Kuwait-Oman-Qatar ed Emirati Arabi Uniti il Consiglio di Cooperazione del Golfo, nell’ambito del quale partecipò alla coalizione antirachena nel corso del conflitto(Gennaio-Febbraio 1991).Il Bahrain occupa una posizione strategica nella geopolitica mediorientale, poiché ospita il quartier generale della flotta navale degli Stati Uniti d’America.[2] L’economia si basa sull’estrazione di gas naturale e di petrolio.
Nel 1995 si verificarono numerose manifestazioni di protesta da parte della fazione sciita. Dal mese di Febbraio 2011 sono in atto una lunga serie di manifestazioni contro la monarchia. Le proteste popolari sono state represse- anche con il supporto di truppe saudite- dalle forze di sicurezza.[3] Nel Marzo 2011 1500 militari( inviati dalle seguenti nazioni:Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti) si sono stabiliti a Manama. Sono stati uccisi civili( donne, bambini, medici giunti in soccorso dei feriti). Il re Al Khalifa ha varato una riforma che accentua il potere della Camera Bassa ( eletta democraticamente), tuttavia rimarrà alla Camera Alta( di nomina regia) la parola decisiva in merito alle leggi da approvare.
 
Crisi attuale.
La maggioranza sciita non si vede rappresentata dalla monarchia sunnita e reclama una nuova Costituzione, un’Assemblea eletta su base democratica, libertà di espressione e di identità religiosa.
Un gruppo di giovani- tra i 15 e i 30 anni- ha promosso diverse manifestazioni. Un movimento eterogeneo. Inoltre, alle manifestazioni hanno preso parte anche i nazionalisti laici e un parte grupp di sunniti. E’ trascorso un anno dalla inizio della rivolta nel Regno; permangono le rivendicazioni di democrazia, uguaglianza, divisione del potere,trasparenza nella gestione del potere. Tutto questo prosegue con una certa indifferenza di alcuni mezzi di comunicazione(Al Jazeera) e di buona parte della comunità mondiale[4]. In questo quadro di sfiducia verso il re Al Khalifa, sarebbe opportuno il coinvolgimento di un attore credibile che agisca da mediatore e che punti verso il seguente obiettivo: passare, tramite una riforma graduale, a una monarchia costituzionale con reali poteri parlamentari e annullare la discriminazione confessionale tra sunniti e sciiti. Arabia Saudita e gli altri stati del Golfo intervenuti con le proprie forze militari, dovrebbero ritirarsi nei propri territori nazionali.[5]
Il 28 maggio Nabeel Rajab, presidente del Centro per i diritti umani del Bahrain, è stato rilasciato dietro pagamento di una cauzione equivalente a circa 800 dollari. Sempre nella stessa giornata, Abdulhadi al-Khawaja ha posto fine a uno sciopero della fame durato 110 giorni. Già rappresentante per il Bahrain della organizzazione umanitaria Frontline Defenders, al-Khawaja è in carcere insieme ad altri 12 attivisti dell’opposizione per reati di opinione collegati alle proteste del 2011. I 13 prigionieri sono stati condannati a pene fino all’ergastolo, come nel caso di al-Khawaja, ma la Corte di cassazione ha ordinato un nuovo processo, attualmente in corso.[6]
Aggiornamenti:Il 14 Febbraio 2012 si sono registrate diverse manifestazioni contro la monarchia e la classe dirigente sunnita.
Fonti: J.Palmowski( a cura di), Dizionario di Storia del’900, Il Saggiatore, 1998; Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo, Terra Nuova Edizioni 2012; Atlante De Agostini 2012, Istituto Geografico De Agostini 2011;R.Backman, “Bahrein: la rivolte n’est pas finie…”, Le Nouvel Observateur 3/9 Mai 2012; Amnesty International.
Per saperne di più: E.Nakhleh, Bahrain: sviluppo politico in una società da modernizzare,Paperback,2011; L.Louer,Chiisme et politique au Moyen Orient,Perrin, 2009

 


[1] J.Palmowski( a cura di),Dizionario di Storia del’900,Il Saggiatore, Milano, 1998,p.51
[2] AA.VV,Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo,Terra Nuova Edizioni, 2012,p.38
[3] AA.VV,Atlante DeAgostini 2012, Istituto Geografico De Agostini 2011, Novara, p.360
[4] R.Backman, Bahrein: la révolte n’est pas finie…”Le Nouvel Observateur n°2478 du 3 Mai au 9 Mai 2012, p.40
[5] Le rivolte in Medio Oriente:Bahrain,World Observer, 7 Aprile 2012, http://world-observer.com/editoriali-2/le-rivolte-in-medio-oriente-bahrain/
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