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Azerbaijan

Parti in Conflitto: Azerbaijan, Armenia, Nagorno-Karabakh

Vittime di Guerra: il conflitto in atto ormai da oltre 20 anni ha fatto registrare 30 mila vittime, tra militari e civili e oltre un milione di rifugiati .

Origini del Conflitto: Il conflitto tra Armenia e Azerbaijan per il controllo del territorio del Nagorno-Karabakh rientra nella vasta gamma dei conflitti etnopolitici che hanno accompagnato e seguito la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Il Nagorno-Karabakh è una provincia dell’Azerbaijan abitata in maggioranza da armeni (quasi il 95% della popolazione ). Questo piccolo territorio, incorporato all’interno dell’impero russo (1813) non fu però mai considerato parte integrante dell’Armenia. Alla fine della Prima Guerra Mondiale (1921) il Karabakh cadde sotto la giurisdizione dell’Azerbaijan e fu costituito come provincia autonoma all’interno della neonata Repubblica Socialista Sovietica dell’Azerbaijan (luglio 1923). Per tutti gli anni del regime sovietico gli armeni del Karabakh rivendicarono il loro diritto di unirsi alla loro madrepatria armena opponendosi al rifiuto delle autorità azere di rivedere lo status amministrativo del Nagorno-Karabakh. A metà degli anni ottanta la politica di apertura democratica gorbacheviana favorì da una parte l’emergere dei nazionalismi interni (armeni e azeri) che si schieravano contro il regime sovietico, mentre dall’altra alimentò le rivendicazioni di autodeterminazione del Karabahk dando origine ad una spirale di violenza e rappresaglie incrociate. Nel 1988 (13 febbraio) quando il Nagorno-Kharabhak votò la sua prima risoluzione mediante la quale chiedeva ufficialmente di essere annesso alla giurisdizione armena, si verificò una pesante rivolta anti armena nella città azera di Sumqayit che provocò la fuga di migliaia armeni e la deportazione di un numero imprecisato di civili. Gli scontri s’intensificarono ulteriormente quando le autorità di Baku decisero di sospendere l’autonomia del Karabakh, che passò sotto il completo controllo azero (gennaio 1989). Il Soviet Supremo dell’Armenia reagì dichiarando il Karabakh parte della sua Repubblica (1 dicembre 1989). Le unità di esercito sovietiche, di fronte a tale emergente situazione, decisero d’intervenire e di attaccare Baku per porre fine alle proteste (20 gennaio 1990). Tuttavia i combattimenti continuarono fino alla metà del 1991e in Azerbaijan si proclamò lo stato di emergenza. Con il crollo definitivo dell’Unione Sovietica l’Azerbaijan e l’Armenia proclamarono la loro indipendenza rispettivamente il 5 e il 21 settembre 1991. A dicembre dello stesso anno un referendum, svoltosi nel Nagorno-Karabhak, confermò che la sua popolazione era orientata verso l’indipendenza (99,89% dei voti). A questo punto anche il Nagorno-Karabahk si autoproclamò Repubblica Indipendente (6 gennaio 1992) ed il conflitto per il controllo del suo territorio si trasformò in guerra aperta: l’Azerbaijan intervenne militarmente per impedire la secessione, e l’Armenia reagì a sua volta in appoggio agli indipendentisti. Questa fase del conflitto si concluse con l’occupazione armena del Karabhak e di parti dell’Azerbaijan.
L’Azerbaijan cercò di rimediare alla situazione decidendo di approvare un Piano di Pace (1 maggio 1992) per frenare l’avanzata armena. Tuttavia il Piano, proposto dalla Russa e negoziato all’interno della Conferenza sulla sicurezza e sulla cooperazione in Europa (CSCE), non fu accettato dalle autorità del Karabakh e a novembre dello stesso anno, si riunì il c.d.“Minsk Group dell’Osce” a cui fu affidata la responsabilità di mediare una soluzione definitiva del conflitto. I negoziati di Pace, svolti sotto l’egida internazionale dell’Osce, non riuscirono però a risolvere la perdurante contrapposizione tra i principi riconosciuti internazionalmente della integrità territoriale degli stati e quelli del riconoscimento dell’autodeterminazione dei popoli ed, infatti, i combattimenti proseguirono fino al 1994.
Nell’estate del 1994 (12 maggio), il neo presidente azero Alieyev, sconfitto sul campo e preoccupato del notevole flusso di rifugiati azeri, accettò di siglare con l’Armenia un accordo per il cessate fuoco (“Accordo di Bishkek”). Le forze armate armene sarebbero rimaste nel Karaback azero occupando però anche sette vasti distretti azeri (non rivendicati) che collegano la regione contesa con l’Armenia. Nonostante l’accordo del cessate il fuoco fu condiviso da entrambi le parti, la questione politico-amministrativa dello status del Nagrono-Karabakh rimaneva estremamente vaga e il processo di pace entrò in una fase di stallo, determinando il congelamento del conflitto . Dal 1994 fino ad oggi ci sono state, infatti, molteplici violazioni del cessate il fuoco che hanno determinato circa 3,000 morti, sia civili sia militari . Il progressivo interesse occidentale verso lo sfruttamento delle ingenti risorse energetiche dell’Azerbaijan (gas naturale e petrolio) ha contribuito a rendere più complicata la soluzione definitiva del conflitto. La capitale azera, infatti, è la stazione iniziale sia dell’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan (Btc) sia del gasdotto Baku-Tbilisi-Erzurum che rappresentano le principali infrastrutture di trasporto energetico nel Caucaso Meridionale. L’appoggio statunitense al progetto del Btc – il quale attraversando i territori della Georgia, dell’Azerbaijan e della Turchia, esclude la Russia e l’Armenia - ha contribuito nuovamente ad alimentare lo scontro “Est-Ovest” per il controllo energetico del Caucaso . Il Karabhak si trova quindi inserito in un complesso contesto regionale nel quale la sua precarietà economica e instabilità politica ostacolano la possibilità per una duratura soluzione alla questione del suo status amministrativo. Nel 2002 è stata nuovamente proclamata la legge marziale sul territorio della regione per la durata di un anno e ancora oggi nella Costituzione azera non vi è nessun specifico riferimento alla particolare situazione del Karabakh, che rimane in mano alle forze armene ed indipendentiste. Dal 2004 si è avviata una nuova fase dei negoziati di Pace nota come “Processo di Praga” nell’ambito della quale Armenia e Azerbaijan hanno stabilito alcuni “passaggi” importanti per la risoluzione del contenzioso: 1) restituzione di 5 dei 7 distretti azeri 2) progressivo rientro dei rifugiati sotto il controllo di una forza di peacekeeping 3) riapertura della frontiera turco-armena 4) ed infine si prevede la possibilità di un referendum sul futuro status del Nagorno-Karabakh. In seguito nella cd “Dichiarazione di Madrid” (2007) le parti stabilirono anche i principi guida del processo di pace: il divieto dell’uso della forza ed il rispetto sia dell’integrità territoriale sia del principio dell’autodeterminazione.
Situazione Attuale Nel corso del 2008 la violenza e l’intensità degli scontri in Azerbaijan è andata aumentando e gli accordi di pace sono stati continuamente violati dalle parti provocando circa 30 vittime e 50 feriti da entrambi le parti . Entrambi le parti lamentano l’inefficienza delle attività di monitoraggio dell’Osce le quali prevedono sporadici sopralluoghi mensili dopo aver comunicato alle parti il luogo e l’ora delle indagini. Sia l’Armenia sia l’Azerbaijan stanno progressivamente aumentato i loro investimenti nel settore militare e della difesa e si accusano a vicenda di violare il Trattato sulle Forze Armate Convenzionali in Europa (CFE). L’Armenia durante il 2009 ha svolto cinque esercitazioni militari intorno al territorio del Nagorno-Karabakh che sembrano preavvisare l’eventualità di nuovo scontro armato. Una novità importante per lo sviluppo dei negoziati di pace è stata la “Dichiarazione di Mosca” (Novembre 2008) - proposta dalla Russia a seguito della “Guerra di Agosto” in Georgia - mediante la quale Mosca incentiva la soluzione pacifica del conflitto con mezzi politici senza ricorrere all’uso della forza e promuove il rispetto dei principi del diritto internazionale. In tempi più recenti, inoltre, la questione del conflitto del Nagorno-Karabahk è stata al centro del dibattito del G8 dell’Aquila (giugno 2009). Ai margini del vertice Francia, Russia e Usa (i quali rappresentano al contempo la presidenza collegiale del “Gruppo Minsk dell’Osce”) hanno elaborato la cd. “Dichiarazione dell’Aquila” nella quale incentivano l’Armenia e l’Azerbaijan verso l’individuazione di una soluzione duratura del conflitto nel Nagorno-Karabakh sulla base dei “Principi Base” elaborati dall’Osce nel documento di Madrid del 2007. Questo è stato il risultato di un’intensa attività diplomatica tra le parti che nel corso del 2009 si sono incontrate circa cinque volte in un clima apparentemente più sereno e favorevole. Tuttavia rimangono ancora irrisolte alcune questioni principali, come per esempio la definizione dello status del Nagorno-Karabakh, le cui autorità locali non hanno preso parte ai negoziati di pace. Oggi il Nagorno-Kharabakh, la cui indipendenza non è riconosciuta al livello internazionale, cerca in tutti i modi di perseguire la stabilità politica interna attraverso la creazione di uno stato democratico. Coinvolgimento Internazionale Nel periodo della guerra (1992-1994) sono stati molti i tentativi di mediazione da parte dei vari paesi ed organismi internazionali. Nel marzo 1992 a Helsinki, il Consiglio dei Ministri degli Esteri dell’Osce ha deciso d’intervenire nella mediazione del conflitto attraverso la creazione del c.d “Gruppo di Minsk” con lo scopo di preparare una conferenza di pace per la risoluzione del conflitto nel Nagorno-Karabakh. Il gruppo è composto da Armenia, Azerbaijan, Bielorussia, Cecoslovakia, Federazione Russa, Francia Germania, Italia, Repubblica Ceca, Stati Uniti Svezia e Turchia. Come parte interessata sono invitati a partecipare anche i rappresentanti del Nagorno Karabakh. La prima presidenza del gruppo è stata affidata all’Italia, che possedeva quindi la prerogativa di organizzare i negoziati, attualmente la presidenza è di tipo trilaterale rappresentata da Francia, Russia e Stati Uniti che gestiscono regolarmente i negoziati ed organizzano periodicamente incontri mirati a facilitare le risoluzione del conflitto. Anche l’Onu ha reagito alle operazioni belliche con 4 risoluzioni (n.822, n. 853, n. 874 e n. 884), richiedendo inutilmente alle parti in conflitto l’immediata cessazione delle ostilità e lo sgombero delle zone occupate. Un ruolo di primo piano nella regione del Caucaso Meridionale è svolto in particolar modo dall’Unione Europea. L’inserimento dell’Azerbaijan e Armenia nella Politica Europea di Vicinato (Pev) ha confermato un crescente impegno dell’Unione nella prevenzione/risoluzione dei conflitti “congelati” del Caucaso. La risoluzione del conflitto nel Nagorno-Karabakh è, infatti, uno dei prioritari obiettivi del Piano d’Azione firmato, nel quadro della Pev, da Ue e Azerbaijan (14 novembre 2006) . La Commissione Europea, inoltre, ha recentemente organizzato (8 settembre 2009) un incontro informale della società civile sul tema “L’unione Europea ed il conflitto in Nagorno-Karabakh” al fine di individuare una nuova strategia europea da attuare nei confronti della regione e favorire la soluzione pacifica del conflitto.

Cronologia Essenziale degli Eventi

1988 febbraio: Gli armeni del Karabakh votano la loro prima dichiarazione per riunirsi all’Armenia

1989 gennaio: le autorità di Baku decidono di sospendere l’autonomia del Karabakh che passa sotto il completo controllo azero.

1989 dicembre: il Soviet Supremo dell’Armenia dichiara il Karabakh parte della sua Repubblica

1990 gennaio: le unità di esercito sovietiche attaccano Baku per porre fine alle proteste

1991 gennaio: intensificazione dei combattimenti e proclamazione dello stato di emergenza in Azerbaijan 1991 settembre: proclamazione indipendenza dell’Azerbaijan e dell’Armenia

1991 dicembre: la popolazione del Nagorno Kharabhak si esprime con un referendum a favore della sua indipendenza

1992 gennaio: il Nagorno-Karabahk si autoproclama Repubblica Indipendente. Scoppia la guerra tra l’Armenia e l’Azerbaijan e le truppe regolari armene riuscono ad occupare il territorio del Nagorno-Karabakh.

1992 maggio:l’Azerbaijan approva il Piano di Pace proposto dalla Federazione Russa negoziato all’interno della (CSCE) per frenare l’avanzata armena, ma il piano non venne accettato dalle autorità del Karabakh.

1992 novembre: creazione del “Minsk Group” dell’Osce per la soluzione definitiva del conflitto

1994 maggio: firma a Bishkek (Kirgistan) dell’accordo per il cessate il fuoco tra l’Armenia e l’Azerbaijan e congelamento del conflitto.

2002 proclamazione sul territorio del Nagorno-Karabakh dello stato di legge marziale per la durata di un anno

2004: si avvia una nuova fase dei negoziati nota come “Processo di Praga”

2006 novembre: firma del Piano di Azione Ue/Azerbaijan nell’ambito della Pev

2007: “Dichiarazione di Madrid” mediante la quale le parti stabilirono i principi guida del processo di pace

2008 novembre: “Dichiarazione di Mosca” proposta dalla Russia e firmata dall’Armenia e dall’Azerbaijan

2009 giugno : durante il G8 dell’Aquila la presidenza trilaterale del “Gruppo Minsk dell’Osce” (Francia Russia e Usa) elaborano la cd. “Dichiarazione dell’Aquila” nella quale incentivano l’Armenia e l’Azerbaijan verso la soluzione pacifica del conflitto nel Nagorno-Karabakh.

2010 aprile: si inaugura, dopo la ripresa di relazioni formali con la Turchia, il gasdotto di Yerevan. Le elezioni (23 maggio) in Nagorno-Karabach registrano l'affermazione delle forze politiche che sostengono l'indipendenza.Il 20 agosto il presidente russo Medvedev si reca in Armenia e firma un accordo che prevede l'alleanza militare tra Armenia e Russia sino al 2044. Il 2 settembre una sparatoria tra militari dell'esercito azero e militari armeni del Nagorno-Karabach provoca alcune vittime.

2011.Dopo il fallimento dei colloqui( il 24 giugno), con la mediazione del Governo russo, tra Armenia ed Azerbaijan, l'Unione Europa intende promuovere un'altra fase di colloqui. In Armenia le prossime elezioni parlamentari dovrebbero tenersi nella primavera 2012 e nel 2013 si terranno le elezioni presidenziali.

2013. Con il 58% dei voti, Domenica 17 Febbraio, Serzh Sargsyan é stato rieletto presidente dell'Armenia.(10 Ottobre).Ilham Alievi, presidente uscente, è stato eletto per la terza volta alla guida dell'Azerbaijan con oltre l'80% dei voti.

Sitografia
http://www.crisisgroup.org/home/index.cfm
http://osce.usmission.gov/media/pdfs/2009-statements/nk_jointstg8_7-10-09.pdf
http://www.reliefweb.int/rw/rwb.nsf/db900SID/SODA-7TTL6S?OpenDocument
http://www.osce.org/
http://www.osservatoriocaucaso.org/
http://ec.europa.eu/external_relations/enp/index_en.htm www.reerl.org
www.eurasianet.org

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