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Afghanistan

Parti in Conflitto:

Governo afgano, Nato, insorti talebani

Vittime di Guerra Le forze occidentali (sia Enduring Freedom che ISAF) lamentano 1220 morti dal 2001 (725 sono americani, 175 britannici ). Le perdite degli insorti non vengono registrate. Per quantMappa Afganistano riguarda i civili, non esistono stime attendibili. Una seria raccolta di dati è iniziata solo nel 2007. L’O nu sta creando un database ma non è accessibile al pubblico. La UN Assistance Mission in Afghanistan ha calcolato circa 2700 morti tra gennaio 2007 e agosto 2008 . I numeri relativi agli anni precedenti sono sicuramente molto più bassi, dato che i combattimenti si sono intensificati notevolmente solo negli ultimi tre anni. L’attuale conflitto in Afghanistan è solo l’ultima di una lunga serie di guerre che hanno martoriato il paese dal 1980, anno dell’intervento sovietico. Alla ritirata dell’Armata rossa (1989) ed al crollo del regime comunista (1992) seguì un lungo periodo di anarchia e guerra civile tra i vari gruppi dell’opposizione che si concluse nel 1996 con la presa di Kabul da parte del movimento islamista radicale dei talebani, nato nel vicino Pakistan. Il regime talebano, riconosciuto solo da Pakistan e Arabia Saudita, manteneva stretti legami con l’organizzazione terroristica Al Qaeda di Osama Bin Laden, al quale offriva rifugio e sostegno logistico. Quando l’organizzazione colpì gli Stati Uniti nell11 settembre 2001, il rifiuto del governo talebani di consegnare Bin Laden indusse l’amministrazione americana a rovesciare il regime.
Nell’ottobre del 2001 Usa e Gran Bretagna lanciano pesanti bombardamenti e contemporaneamente appoggiano le forze di opposizione locali ai talebani. A novembre il regime non esiste più, e le forze talebane superstiti si ritirano verso il confine pakistano. In seguito al conflitto, la coalizione a guida americana che partecipa alla missione Enduring Freedom occupa il paese installando un governo di transizione guidato da Hamid Karzai, il quale sarà poi confermato eletto presidente alle successive elezioni. Americani e britannici continueranno nei successivi due anni a cercare di debellare i rimanenti guerriglieri talebani, nascosti nelle impervie province di confine tra Afghanistan e Pakistan dove si ritiene sia nascosta anche la leadership di Al Qaeda.
L’invasione americana dell’Iraq (marzo 2003) costringe però le forze armate Usa a trasferire parte delle truppe impegnate in Afghanistan – già numericamente insufficienti - nel teatro iracheno. A partire da quel momento, saranno le forze della missione a guida Nato Isaf (International Security Assistance Force) ad assumere la responsabilità per il mantenimento della sicurezza, prima solo a Kabul, poi in tutto il paese. Isaf, autorizzata dall’Onu, conta oggi circa 61 mila uomini da 42 paesi diversi. Rimangono comunque sul terreno circa 24 mila militari americani ancora impegnati nell’operazione Enduring Freedom. Le due missioni differiscono per quanto riguarda il mandato: mentre Isaf svolge principalmente operazioni di mantenimento della stabilità, peacekeeping e ricostruzione, Enduring Freedom è impegnata in un più aggressivo ruolo antiterrorismo (sono quasi sempre militari di EF a cercare il contatto con i talebani). Situazione Attuale Le strutture amministrative dello stato afgano sono ancora scarsamente efficienti, e la corruzione sembra essere fenomeno endemico (l’Afghanistan è al 176° posto su 180 nella classifica di Transparency International ). Il governo Karzai non sembra godere di grande legittimità o consensi ed ha ancora scarso controllo sulle amministrazioni locali, anche se la situazione sembra migliorata rispetto ai primi anni. In compenso il governo può contare in misura sempre maggiore sulle forze armate che, addestrate ed equipaggiate dagli occidentali, sono ormai una forza numericamente rilevante (89 mila uomini a giugno 2009) e accettabilmente efficiente. La polizia, invece, rimane una forza generalmente inefficiente e spesso corrotta. Nonostante la difficile situazione, l’economia afgana sta comunque compiendo sicuri progressi: il Pil è passato dai 4 miliardi del 2002 ad oltre 9,6 miliardi nel 2007, mentre il Pil pro capite è salito da 175 a 352 dollari nello stesso periodo. Notevole anche la crescita di investimenti (anche privati) e esportazioni. Tali progressi sono da ascrivere primariamente agli sforzi della comunità internazionale, presente in Afghanistan nelle sue diverse incarnazioni: Onu, FMI, UE, singoli stati portano avanti da tempo una quantità di progetti di sviluppo. Il ruolo principale, però, spetta senza dubbio alla Nato. L’alleanza atlantica considera l’Afghanistan la sua prima priorità: un eventuale fallimento susciterebbe seri dubbi sulla rilevanza stessa dell’organizzazione.
Il compito è però particolarmente difficile.
La Nato deve contribuire a costruire le istituzioni afgane, sostenere lo sviluppo economico del paese e mantenere la sicurezza. Per quanto riguarda le istituzioni e lo sviluppo, il contributo di Isaf si sostanzia nell’addestramento e nel tutoring delle forze di sicurezza afgane, sia esercito che polizia. Isaf agisce inoltre attraverso 26 team di ricostruzione provinciali, composti da personale militare e civile, che portano avanti progetti di sviluppo (anche infrastrutture), di governance, umanitari. Il ruolo primario della Nato è però quello di garanzia della sicurezza e di contrasto ai talebani. In questo settore i progressi sono meno visibili, ed al contrario la situazione sembra deteriorarsi in modo lento ma costante. I talebani, apparentemente sconfitti nel 2001, hanno gradualmente ricostituito le fila nelle zone di frontiera tra l’Afghanistan ed il Pakistan, aree in gran parte fuori dal controllo dei rispettivi governi.
La guerriglia si mantiene in gran parte con i proventi della vendita di oppio, del quale l’Afghanistan è il primo produttore mondiale: tale attività potrebbe generare tra i 200 ed i 500 milioni di dollari l’anno , un’altra delle ragioni per le quali la Nato assegna grande importanza alla missione Isaf. La disponibilità di un santuario fuori dalla portata delle forze Nato ed afgane, sommata ai proventi dell’oppio e al bacino di reclutamento delle scuole coraniche pakistane, ha permesso ai talebani di riorganizzarsi e lanciare nel corso degli anni attacchi sempre più violenti contro le forze afgane e Nato.

Cronologia degli Eventi:

2001, ottobre – Usa e Gran Bretagna lanciano attacchi aerei

2001, novembre – le forze di opposizione ai talebani conquistano Kabul e le città principali. I talebani si ritirano sul confine pakistano

2001, dicembre – Hamid Karzai è eletto capo del governo ad interim 2002, giugno – La Loya Girga (grande assemblea) elegge Karzai presidente

2003, agosto – la Nato assume il controllo di Kabul 2004 – Karzai vince le elezioni presidenziali con il 55% dei voti
2005, settembre – prime elezioni parlamentari e provinciali in 30 anni

2006, ottobre – la Nato assume la responsabilità per la sicurezza in tutto il paese 2007, agosto – la produzione di oppio raggiunge, secondo l’Onu, il massimo storico

2008, aprile – la Nato dichiara che la missione in Afghanistan è la “prima priorità” dell’alleanza

2008, dicembre – Karzai ed il presidente pakistano Zardari concordano sulla necessità di una strategia comune contro i talebani.
2009, le elezioni presidenziali -caratterizzate da brogli, violenze e da bassa partecipazione- hanno confermato presidente H.Karzai.

2010, il sottosegretario Usa H.Clinton ha annunciato- il 20 Luglio- il progressivo ritiro delle truppe statunitensi a partire dal
2011, destinato a concludersi nel 2014. 2011, il 22 Giugno BarackObama ha annunciato l'avvio del graduale ritiro delle attuali truppe USA in Afghanistan. 5000 partiranno in luglio, oltre 20000 entro la fine del 2012.

2013,Nella provincia del Kunar, est del Paese,l 13 Febbraio dieci civili- tra i quali cinque bambini- sono morti nel corso di un attacco aereo da parte della Nato.

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